Bufera sui rimborsi milionari, si dimette il rettore di Messina

Salvatore Cuzzocrea

Era nell’aria ma adesso arriva l’ufficialità: il rettore dell’Università di Messina, Salvatore Cuzzocrea, ha inviato una lettera di dimissioni dopo il polverone sollevato, nelle settimane scorse, sui rimborsi da 2,2 milioni di euro ricevuti dall’ateneo peloritano fra il 2019 e il 2023. Il docente che fra pochi mesi avrebbe finito il mandato, decadrà anche dalla presidenza della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui). «Nelle ultime ore — ha scritto nella lettera di dimissioni — mi sono reso conto che si è determinato un clima conflittuale che, a mio avviso, rischia di non consentire un confronto pacato su programmi e obiettivi che la nuova governance dovrà portare avanti». Proprio stamattina, infatti, era arrivata una dura richiesta di fare un passo indietro «tanto doveroso quanto opportuno» da parte di cinque sigle sindacali (Flc Cgil, Cisl Fsur, Uil scuola Rua, Snals e Gilda Unams).

Le accuse

Era stato Paolo Todaro, senatore accademico e sindacalista della Gilda dipartimento università, a sollevare la vicenda dei rimborsi milionari sino ad arrivare a scrivere alla procura regionale della Corte dei Conti di Sicilia, all’Autorità nazionale anticorruzione e alla procura di Messina. Il sindacalista aveva sollevato perplessità anche rispetto a diverse migliaia di euro erogate a una società di forniture agricole nella cui proprietà risulta esserci anche lui e la moglie. il rettore aveva risposto che era tutto regolare, che si trattava di fondi per la ricerca scientifica e che l’entità dei rimborsi è legata all’entità della ricerca. «Tutte attività – aveva detto – accertate e rendicontate, rimborsate non con fondi dell’ateneo ma in conto terzi per la ricerca. Cioè attraverso privati che finanziano l’attività di ricerca svolta come docente, e non come rettore. Un’attività riconosciuta da Stanford tra le prime al mondo».

LA REPLICA

Cuzzocrea — 50enne ordinario di Farmacologia, presidente della Conferenza dei rettori universitari italiani e figlio dello scomparso Diego, già rettore a Messina fra il 1995 e il 1998 — ha già rimandato al mittente le accuse, sostenendo la regolarità delle spese ma, nella lettera di dimissioni, prova a sgomberare il campo sulla sua posizione: «Per quanto riguarda la mia persona non posso consentire che questo attacco mediatico continui oltre a discapito dell’immagine del mio ateneo» e che non può «che la campagna elettorale ruoti attorno alla mia figura. Non posso consentire che qualcuno continuamente metta in discussione ciò che a tutti è evidente: il nostro ateneo è cresciuto negli ultimi sei anni anche e soprattutto grazie a tutti coloro che ci hanno creduto e non si sono mai risparmiati».
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