Navi ong, UE chiude porta in faccia all’Italia: “Questione va risolta dagli Stati”

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Per l’Europa, le navi delle ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo non sono un problema. Non solo: i Paesi membri che, come l’Italia, vogliono regolarne l’attività di salvataggio in mare e il conseguente sbarco in un porto sicuro farebbero meglio ad agire per conto proprio, magari coordinandosi con gli Stati di bandiera delle imbarcazioni. È quanto emerge dal Piano d’azione Ue per il Mediterraneo centrale, un documento atteso dal governo italiano e che – nelle speranze di Roma – avrebbe dovuto portare a livello europeo il confronto con le ong, replicando il ‘modello Minniti’ del codice di condotta sulle navi dei volontari.

Il documento presentato a Bruxelles, per usare un eufemismo, non è andato esattamente nella direzione auspicata dalla premier Giorgia Meloni. Tra le venti proposte spiegate alla stampa dalla commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, le organizzazioni non governative vengono nominate una sola volta. Ma l’esecutivo Ue non menziona quelle che operano nel braccio di mare che separa il Nord Africa dalle coste italiane, bensì fa riferimento alle “ong che forniscono sostegno in Libia”, che verranno aiutate dall’Ue. Le navi ong – come l’Ocean Viking e la Geo Barents, entrambe battenti bandiera norvegese – non vengono neanche nominate dal piano d’azione.

In compenso, la proposta numero 14 fa riferimento alle “navi di proprietà o gestite da soggetti privati”. Tuttavia, basta leggere il titolo della proposta per comprendere che l’Ue non voglia spendersi su questo tema: Rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri. La prima parte del testo incoraggia “la raccolta di conoscenze e lo scambio di informazioni sulle norme e sulle pratiche applicate dagli Stati membri in materia di ricerca e soccorso”. Nella seconda parte si spiega che la maggiore collaborazione tra Paesi – ovvero la ricetta per evitare altre crisi come quella tra Italia e Francia sull’Ocean Viking – va raggiunta “promuovendo una cooperazione più stretta, le migliori pratiche e le migliori modalità per lo scambio di informazioni e il coordinamento in particolare tra gli Stati costieri e di bandiera, anche al fine di facilitare una migliore cooperazione tra gli Stati membri e le navi di proprietà o gestite da soggetti privati”.

Interrogata dai giornalisti in merito al codice di condotta che vorrebbe ottenere il governo italiano per regolamentare le attività di soccorso in mare dei migranti, la commissaria europea Johansson ha garantito che “una sorta” di insieme di norme è già presente “nel Patto Ue sulla migrazione e l’asilo”, ovvero il testo presentato dalla Commissione a fine settembre del 2020 e ancora fermo al tavolo dei negoziati tra governi Ue. Poi la commissaria ha ribadito la sua linea: “Sono pienamente d’accordo sulla necessità di maggiore coordinamento tra Stati costieri, Stati di bandiera, ong e altri soggetti rilevanti”. In altre parole, Bruxelles non avanzerà una sua proposta di codice ma lascerà agli Stati membri l’onere di trattare con le ong, notoriamente poco inclini a sedersi allo stesso tavolo con i politici che le hanno criminalizzate per anni.
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