Neonazisti in contatto con il battaglione Azov, 4 arresti in Campania

azov

NAPOLI – Quattro persone sono state arrestate in Campania, nelle province di Napoli, Caserta e Avellino, indagate di appartenere a una associazione con finalità di terrorismo di matrice neonazista, suprematista e negazionista. Le misure sono state eseguite stamattina dalla polizia di Napoli, su delega della procura partenopea, nell’ambito di un’operazione antiterrorismo condotta dalla Digos, dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione e dal Servizio polizia postale e comunicazioni. Disposto anche l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di un’altra persona, a Roma, gravemente indiziata di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.

CONTATTI CON GRUPPI COMBATTENTI UCRAINI.

L’associazione, denominata Ordine di Hagal e con sede a Marigliano, aveva contatti con gruppi combattenti ucraini. Dalle indagini, dirette dalla procura di Napoli, sono emersi contatti tra gli indagati e alcune formazioni ucraine come Battaglione Azov, Pravi Sector e Centuria, probabilmente in vista di possibili reclutamenti. Gli indagati svolgevano una “costante attività di addestramento paramilitare”, spiegano fonti investigative, anche frequentando, all’estero, corsi di addestramento al combattimento corpo a corpo e all’utilizzo di armi da fuoco, sia corte sia lunghe.

ORDINE DI HAGAL RIUNIVA SUPREMATISTI CAMPANI.

L’Ordine di Hagal aveva anche un sito web, strumento utilizzato, insieme ai social network, dalla cellula terroristica sgominata oggi in Campania per compiere atti eversivi violenti, apologia e negazionismo, discriminazione razziale, etnica e religiosa, una serie di reati che comprendono l’istigazione a delinquere, con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.

Campagne di apologia del fascismo, negazionismo della Shoah, incitazione all’odio razziale e all’antisemitismo attraverso chat e canali di messaggistica istantanea, in particolare Telegram. Un canale, denominato “Protocollo 4” era l’elemento di contatto fra gli iscritti all’Ordine di Hagal, ma anche strumento di diffusione e propaganda di teorie naziste, negazioniste, violente e suprematiste.

RETE NEONAZISTA, PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA.

Nell’ambito dell’operazione antiterrorismo scattata questa mattina sono state eseguite perquisizioni personali, domiciliari e informatiche in tredici province italiane, in particolare a Napoli, Avellino, Caserta, Milano, Torino, Palermo, Ragusa, Treviso, Verona, Salerno, Potenza, Cosenza e Crotone. In tutto 26 quelle eseguite oggi, che fanno seguito alle 30 già eseguite a maggio e ottobre 2021 e che hanno consentito la raccolta di “numerosissimi materiali di propaganda, proiettili, armi soft air, abbigliamento tattico” e “ulteriori importanti elementi indiziari che hanno suffragato la tesi investigativa”, spiegano dalla questura partenopea.

VOLEVANO COLPIRE CIVILI E FORZE DI POLIZIA.

Gli indagati avrebbero voluto compiere eclatanti azioni violente, sia nei confronti di civili sia nei confronti di appartenenti alle forze di polizia. Nel corso delle indagini, una quinta persona è stata sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a Roma: è gravemente indiziata del delitto di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa” poiché, attraverso Facebook, scambiava, diffondeva e propagandava materiali, testi e video nel web. Per i magistrati esisteva un “concreto pericolo di diffusione” di ideali neonazisti e suprematisti fondanti in tutto o in parte sulla discriminazione per motivi razziali, ma anche sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra.  www.dire.it

 

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