Covid, Ugo Mattei: 2 anni di abusi. Dallo stato di diritto a quello dell’algoritmo

Perché è sparita la magistratura. Dallo stato di diritto allo stato dell’algoritmo. Perché il governo vuole solo il Green Pass. Intervista al prof. Ugo Mattei.

Ugo Mattei

di Antonio Amorosi – Nello scenario della pandemia che vediamo in campo c’è un grande assente, la magistratura, che fine ha fatto professore? (Ugo Mattei, ha una cattedra di diritto civile a Torino ed una di diritto internazionale e comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California a San Francisco)

Grandi assenti per una ragione: oggi il discorso giuridico non è più indispensabile per il capitalismo. I magistrati hanno svolto un ruolo importante anche di critica al sistema, peraltro questo sistema ne aveva bisogno. Adesso credo che il sistema, diciamo dello stato di Polizia, dello stato della Sorveglianza, insomma di questo sistema in cui stiamo vivendo, possa in realtà sostanzialmente fare a meno della magistratura, tanto è vero che la magistratura è in qualche misura stata molto delegittimata in questi anni. Aveva già iniziato Berlusconi, poi loro ci hanno messo del proprio, c’è stata quest’ultima fase, Palamara non Palamara, cioè c’è un’operazione abbastanza evidente di delegittimazione…

Chiudersi a riccio come una casta non ha aiutato, non riconoscendo problemi e contraddizioni sulle correnti e le carriere, su come viene esercitato a volte il potere giudiziario…

Certo, certo… ma io non penso che la magistratura sia più assente di tanti altri corpi intermedi. In una fase come questa la magistratura difficilmente può supplire la crisi delle istituzioni costituzionali di garanzia

Un giurista come Pietro Barcellona pose lo stesso problema. Diceva che saremmo arrivati a una fase in cui i giuristi non erano più necessari, in un mondo in cui il capitalismo si riproduce uguale a sé stesso…

Sì, secondo me se bisogna andare a cercare degli assenti veri lo sono le grandi istituzioni di garanzia

Spieghi…

In Italia da due anni c’è un abuso costante del potere esecutivo rispetto al potere legislativo, messo ai margini. Andrebbe aperta una riflessione su questo, anche sul ruolo della presidenza della Repubblica nell’approvazione di decreti del governo che, giuridicamente parlando, non stanno né in cielo né in terra. La presidenza della Repubblica non sta svolgendo un ruolo super partes da molto tempo. E da molto tempo è cambiata la costituzione materiale

Da quando?

Con Napolitano, che ha cominciato a svolgere un ruolo, portando il nostro sistema ad essere di democrazia presidenziale di fatto. Oggi vediamo il presidente Mattarella in una posizione tutt’altro che neutrale. Questo terribile germe della divisione della popolazione, in chi ha comportamenti in linea col governo e chi no, voglio dire, invece di unire il Paese, nel combattere un problema, lo divide. E’ qui sta lo snodo. E la nostra Costituzione non lo permette. L’assenza della Corte Costituzionale, in qualche modo, è spiegata dall’assenza della presidenza della Repubblica. E’ normale che deferisca rispetto alla suprema carica, mi spiego?… Doveva intervenire in questo senso il presidente della Repubblica. Allora secondo me questa crisi delle istituzioni di garanzia è un grande problema, che non è sufficientemente affrontato dalla cultura giuridica e non è sufficientemente affrontato dalla cultura politica, e che va invece affrontato, con tutto quello che è il rischio di affrontarlo chiaramente. Perché é quella la vera spia del disfacimento reale del sistema democratico

Nell’immaginario popolare abbiamo casi di altri Paesi che hanno visto forzature giuridico-istituzionali. Ad esempio quando negli Usa c’è stato il Watergate, c’’è stata, una sorta di supplenza del “potere giornalistico” che qui vediamo invece parte attiva, anzi attivissima, nella narrazione governativa. Invece di fare domande a chi ha il potere ridicolizzano i singoli cittadini che esprimono critiche…

Come in Quarto Potere, famoso no, e che le devo dire? La questione si collega alle radici di questo problema, dal punto di vista delle garanzie istituzionali pubbliche. Perché io non credo e non sono mai stato portato a credere che i soggetti coinvolti a vario titolo siano corrotti, come certa cultura semplicistica afferma. Questi signori si muovono semplicemente dentro rapporti di forza che non danno alternative nemmeno a loro, la gabbia europea, eccetera. Invece secondo me i media svolgono un ruolo diverso perché appartengono direttamente al capitale privato: sono utilizzati direttamente dai poteri forti per poter portare avanti i loro disegni. Quindi quei giornalisti che si prestano a questo, si prestano a delle politiche che sono tecnicamente squadriste, magari anche per il ricatto, che ormai è diventata una grande arma, che se non dici certe cose non lavori. I media al posto di criticare il potere, umiliano chi protesta. Allora quello secondo me è proprio un utilizzo diretto del denaro per determinare i comportamenti delle persone, compresi una parte dei giornalisti

Torniamo all’inizio, al Green Pass come meccanismo che molti ritengono legittimo per sorvegliare le persone. Le dice “siamo passati dallo stato di diritto allo stato dell’algoritmo, dei dati”. Ma c’è consapevolezza nella testa le persone che è avvenuto questo passaggio?

Guardi io penso che la cosa più importante, in questo momento, per chiunque abbia a cuore una visione politica e di emancipazione, quindi il sottoscritto, sia quella di far capire alle persone che i processi materiali in corso oggi, rispetto alla questione del vaccino e del Green pass, non sono diversi da quelli che sono in campo da molto tempo. Sono sostanzialmente un procedimento relativamente normale del capitalismo e dei suoi imperativi di adattarsi alle cambiate condizioni tecnologiche da esso stesso generate

Cioè di ridurre l’individuo praticamente a un dato sensibile da conoscere?

O meglio di sfruttare le date condizioni tecnologiche… per un processo che va sempre nella direzione della trasformazione di beni comuni in capitale. Ti faccio due esempi molto semplici a cui tengo molto. Uno è l’esempio delle grandi opere inutili che sono state oggetto di contestazione da parte del movimento ambientalista, come nel caso più famoso del treno della TAV in Val di Susa. In quel caso lì era un bene comune come l’ambiente che veniva essenzialmente sacrificato alla concentrazione di enormi capitali pubblici in mani private. In altre parole la grande opera, ad esempio il nucleare ne è la quinta essenza, sostanzialmente consente una gigantesca concentrazione di capitale privato che viene trasferito per quello scopo alle grandi imprese multinazionali. E’ il modo attraverso il quale il capitale pubblico viene privatizzato.

E’ questo il motore di tutto? Trasferire il grande capitale pubblico collettivo al privato?

È sempre stato così ed è per questo che si scatenano tutti i dispositivi diciamo del neoliberismo, dalla stampa che dice che queste opere sono importantissime, anche se sono dannose, anche se possono essere molto pericolose. Stessa identica cosa è successa sui servizi pubblici di interesse economico, come l’acqua, che abbiamo bloccato con il referendum del 2011. Anche li dei beni comuni importanti, come le infrastrutture pubbliche, venivano messe a gara e quindi venivano messe in mano dei privati. Di nuovo un trasferimento di risorse dal pubblico al privato. Ok? Oggi la questione dell’obbligo vaccinale è la stessa cosa. Solo che il bene comune cambia. Mentre prima il bene comune, se vuoi chiamarlo così, era l’ambiente, adesso il bene comune è la salute. Quindi tutte queste enormi ricchezze pubbliche che potrebbero essere utilizzate per, che so io, portare la salute in prossimità alla gente, farla diventare anche domiciliare quando è il caso, assumere più medici, utilizzare delle altre strategie, vengono invece spostate in una logica di privatizzare. Si passa a una sanità dove il vaccino è l’unica possibile via per curare la pandemia e quindi tutti i denari pubblici che si investono in sanità vanno alle case farmaceutiche che producono il vaccino

Le Carrè disse, in corrispondenza dell’ennesimo mega scandalo di Big Pharma, che non ci sono quasi più opinioni mediche non comprate. Possiamo dire che l’indipendenza è merce rara. Ma professore, lei ha spiegato da tempo perché il Green Pass è inutile e pericoloso: illude i vaccinati che invece possono ugualmente contagiare e contagiarsi e morire. Dice che serve un piano per monitorare le infezioni, senza discriminare nessuno. Ma chi dovrebbe farlo se non lo fa il pubblico?

C’è sempre il soggetto privato che si arricchisce delle politiche pubbliche, é il funzionamento del capitalismo che trasforma i beni comuni in capitale privato. Questa economia politica che ho spiegato molto semplicemente é fondamentale da far emergere perché non consente di considerare la questione del movimento come una cosa strana, scollegata da tutti quelli che sono stati i movimenti del passato. E’ sempre comunque un movimento volto a proteggere beni comuni, beni pubblici, in questo caso la salute. Quindi stiamo parlando della stessa cosa, quando vediamo coloro che si battono contro il vaccino obbligatorio o il Green pass. Per questo dico che bisognerebbe creare delle alleanze politiche differenti

Lei parla delle condizioni materiali in cui siamo e di cui la maggioranza delle persone non si rende conto, giusto?

Sì, io sono un professore e a me interessa riportare la cittadinanza ad essere considerata cittadini e non bambini, e non pazienti, cittadini e non consumatori. Per cui è importante mostrare chiaramente le condizioni materiali in cui stiamo vivendo. E le condizioni materiali in cui stiamo vivendo sono quelle di questi rapporti di forza tra capitale privato, che controlla la tecnologia, e lo Stato, che è debolissimo, e viene controllato dal capitale privato…

Ma ci sta dicendo che le persone, comunque la pensino, dovrebbero maturare una consapevolezza politica di cosa sta accadendo intorno a loro…

Se non c’è consapevolezza pubblica di questo, si sbagliano anche le strategie di resistenza e di sopravvivenza. La consapevolezza pubblica però, deve essere stata prima di tutto la costruzione di legami non estremisti e il superamento della politica della singola rivendicazione. Bisogna smetterla di credere di far politica se si fa la politica solo contro il Green pass o se si fa la politica solo contro il vaccino o solo contro la privatizzazione dell’acqua o solo contro la grande opera inutile. Questo che stiamo vedendo sono tutti segni della stessa trasformazione

E come si fa?

Da giurista posso dire che c’è un grande vuoto. E’ necessario riconquistare e rioccupare, se vuoi, quegli spazi che la grave crisi del costituzionalismo liberale ha lasciato aperti e a far diventare queste singole rivendicazioni una soggettività politica

www.affaritaliani.it

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