No green pass, Lega in piazza. Zaia: “Non mi identifico”

zaia lega in piazza

“Il confronto e la libertà sono il sale della democrazia” afferma il governatore della regione Veneto, Luca Zaia, intervistato dal CorSera. “La stella polare della mia vita è la frase, attribuita a Voltaire, ‘Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire'”, intervenendo sul tema dell’obbligo al green pass e sulle manifestazioni di piazza contro il provvedimento. Il governatore dichiara di dissociarsi dai volti leghisti che spiccavano nella protesta a Roma mercoledì, Borghi e Siri.

Lega in piazza, “Non mi identifico”

“La Lega è sempre stata un partito di composizione sociale e culturale variegata, ci sta che qualcuno non la pensi come te. Detto questo, non mi risulta che il partito abbia deciso di rinnegare l’attività dei propri amministratori, presidenti e sindaci. Un discorso è discutere legittimamente sull’obbligatorietà, come fa il segretario Salvini. Altra cosa è farsi portatori di una linea in cui io assolutamente non mi identifico. E mi rifiuto di pensare che sia quella del partito”, dice Zaia al quotidiano in una evidente presa di distanze.

“Non mi meraviglia che ci sia chi la pensa diversamente da me, ma ci sono due elementi da sottolineare. Primo, i toni, che devono rimanere accettabili. Secondo, non può passare lo stigma e la messa in mora di chi la pensa diversamente e fa il suo lavoro”. Il governatore fa riferimento ai no vax e a coloro che dicono ‘non siamo no vax ma…’?. E aggiunge: “Parlo di un clima in cui è sempre più difficile compiere il proprio ruolo istituzionale. Siamo passati da una sanità pubblica che faceva le profilassi a scuola a un punto in cui è difficile fare un tampone perché veniamo accusati di infilare microchip nel naso dei bambini. Fare quello che abbiamo il dovere di fare sta diventando un problema”.

“Io penso che se uno ha un’unghia incarnita, la scelta è sua: dipende da lui se curarsi o farsi tagliare un dito” continua Zaia. “Però, di fronte a un’epidemia bisognerebbe fare squadra. Altrimenti la pandemia si trasforma in guerra civile o, peggio, in guerra tra poveri. Noi abbiamo il dovere di evitarlo e di discutere. Ma qui c’è ancora chi dice che il virus non esiste e che è un complotto. Incuranti del fatto che i vaccini funzionino” conclude. affaritaliani.it

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