Csm, dalle botte ai carabinieri alla droga: una marea di giudici graziati

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Csm, una marea di giudici graziati. Dalle botte ai carabinieri alla droga. La magistratura continua a vivere una fase di grande difficoltà Si susseguono i casi all’interno del Csm, l’ultimo per importanza è quello relativo alla ormai celebre loggia Ungheria e ai documenti riservati scambiati tra i pm Storari e Davigo. Ma sono molteplici i casi di giudici che si sono macchiati di reati, ma da quanto si evince dal Dataroom di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, spesso i magistrati coinvolti l’hanno fatta franca.

Giudici graziati, a volte anche promossi

Spesso si chiude un occhio, come con Nicola Mazzamuto. Nel 2005 va in farmacia, e se la prende con due poliziotti che facevano portar via le auto in doppia fila, come la sua. Ne afferra uno per il collo procurandogli lesioni. Il Csm gli commina la censura, ma nel 2013 lo promuove presidente del Tribunale di sorveglianza di Messina.

Comprensione anche per Federico Sergi, che ne 2009, ubriaco, ha un incidente e prende a calci e pugni due carabinieri. Lo arrestano (sarà assolto). Scatta la sospensione cautelare per 2 anni. Rientrato in Tribunale viene trovato dai colleghi in bagno sotto effetto di sostanze. Il Pg di Cassazione ne chiede la rimozione. Il Csm gli dà solo la sospensione perché ravvisa una «cesura» col passato. Ora è giudice a Potenza.

toghe giustizia

Tra i giudici graziati Luciano Padula, ex pm di Reggio Emilia, viene fermato alla guida della Bmw «in piena notte, barcollante, vestito da cavallerizzo». Insulta i vigili e ne strattona una minacciandola. Due condanne per lesioni aggravate, poi prescritte in Cassazione. Ma la carriera non viene bloccata, e va a fare il giudice penale a Spoleto. Lo scorso anno (10 anni dopo i fatti) dal Csm arriva la sospensione per due anni.

In casi gravi – prosegue il Corriere – la rimozione arriva anche in tempi brevi. Silvana Saguto, presidente delle Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo è stata radiata nel marzo 2018 per l’uso della “posizione di magistrato per ottenere vantaggi ingiusti”, 2 anni prima della condanna a 8 anni per il“patto corruttivo permanente” con avvocati, funzionari e ufficiali sulla gestione dei beni sequestrati ai mafiosi.

Per rimuovere Luca Palamara, accusato di “manovre occulte” per condizionare il Csm, sono bastate 9 sedute. Ma in altri casi, altrettanto gravi, si viaggia più lenti. La legge Castelli concede al ministro della Giustizia e al Procuratore generale della Cassazione un anno di tempo dalla notizia del fatto per promuovere l’azione disciplinare; un altro anno al Pg per le richieste; un altro ancora alla sezione disciplinare per pronunciarsi. In più, tra ricorsi e contro-ricorsi, in Cassazione, il meccanismo si inceppa. E intanto la toga infangata resta indosso. affaritaliani.it

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