Documenti falsi per immigrati clandestini, blitz a Napoli

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NAPOLI, 05 MAG – I Carabinieri del Ros e del Comando provinciale hanno sgominato a Napoli un’associazione a delinquere composta da afgani, pakistani e italiani che dietro compenso faceva avere documenti falsi per permessi di soggiorno in Italia – e quindi per l’area Schengen – a pakistani, indiani, tunisini, marocchini, afghani, ucraini e russi, oltre che a extracomunitari delle ‘aree di crisi’ a rischio terroristico.

Notificati a vario titolo un arresto in carcere, due ai domiciliari e 11 obblighi di dimora per associazione a delinquere finalizzata a favorire l’immigrazione clandestina, falso ideologico e materiale. Sequestrato un internet point. (ANSA)

Indagini dopo gli attentati terroristici del 2015-2016 – Le indagini erano scattate dopo gli attacchi terroristici in Francia e in Belgio, tra il 2015 e il 2016, come il blitz alla sede del giornale satirico parigino “Charlie Hebdo” del 7 gennaio 2015 e l’attentato al teatro Bataclan del 13 novembre dello stesso anno. L’organizzazione dedita all’immigrazione clandestina produceva documenti falsi: certificati di residenza, dichiarazioni di ospitalità, certificati di conoscenza della lingua italiana, contratti di lavoro, iscrizioni alla Camera di commercio come commerciante, dichiarazioni reddituali fasulle e nullaosta alloggiativi, che consentivano di ottenere i permessi di soggiorno in Italia e quindi anche negli altri Paesi dell’area Schengen.

Arrestato anche un dipendente comunale – Tra gli arrestati c’è anche il dipendente di una municipalità del Comune di Napoli, Pasquale Averaimo, 65 anni, che si occupava del rilascio e del rinnovo delle carte di identità, dell’emissione dei certificati di residenza e degli stati di famiglia. Averaimo aveva stabilito un tariffario per le sue “prestazioni”.

Documenti falsi, i capi dell’organizzazione

Agli indagati, oltre al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la Procura di Napoli ha contestato anche il reato di corruzione. A capo dell’organizzazione c’erano il pakistano Iqbal Naveed, proprietario anche dell’Internet point sequestrato, per il quale è stato disposto il carcere, e il marocchino Lahoussine Chajaoune, per cui il gip ha disposto i domiciliari.

I circuiti per trasferire il denaro – I guadagni illeciti, attraverso transazioni bancarie e i circuiti di Money Transfer, finivano su conti correnti pakistani. Un altro modo per trasferire il denaro era il sistema “hawala”, un meccanismo informale di trasferimento di valori basato sulle prestazioni e sull’onore di una vasta rete di mediatori, localizzati principalmente in Medio Oriente, Nord Africa, nel Corno d’Africa e in Asia meridionale, secondo alcuni esperti utilizzato anche per finanziare il terrorismo. L’hawala è fortemente radicato nella cultura islamica ed è basato sulla fiducia: consente il passaggio di ingenti somme di denaro tra persone di diverse nazioni.

Oltre i confini italiani – L’organizzazione si estendeva ben oltre i confini nazionali: gli indagati erano infatti in contatto con persone residenti in Belgio e Francia. I documenti falsi per i permessi di soggiorno, stampata a Napoli, veniva anche fatta pervenire a persone residenti in quei Paesi, sempre dietro compenso. La base dell’organizzazione era stata collocata nell’Internet point di Naveed, che era abilitato all’invio di denaro attraverso i circuiti Western Union, Sigue, Ria e Moneygram. I carabinieri lo hanno sequestrato.  www.tgcom24.mediaset.it

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