Le “cose inimmaginabili” inventate dei talebani dell’accoglienza

jonio talebani dell'accoglienza

di Fausto Biloslavo e Valentina Raffa – “Sono riuscito a inventarmi cose inimmaginabili” con la Mare Jonio. Salta fuori pure questa incredibile ammissione tra le carte dell’inchiesta aperta dalla procura di Ragusa sulla nave utilizzata dalla Ong Mediterranea saving humans, per il trasbordo di 27 migranti da una petroliera danese, poi portati in Italia, in cambio di 125mila euro.

A parlare è Giuseppe Caccia, detto Beppe, il capo missione l’11 settembre 2020, che risponde ad una telefonata di Ezio Tavasani, un pezzo grosso nel mondo nautico veneziano. A pagina 9 del decreto di perquisizione e sequestro disposto dalla procura di Ragusa si legge che “Ezio gli riferisce (a Caccia indagato per favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina ndr) che con la “Mare Jonio” lui fa cose molto in grande”. E “Giuseppe (Caccia ndr) risponde di essersi riuscito ad inventarsi cose inimmaginabili”.

Tavasani elargisce al telefono consigli per evitare le interferenze delle forze dell’ordine per fermare Mare Jonio. E spudoratamente sottolinea che “è palese il fatto che l’imbarcazione non è idonea al soccorso”. Anche per questo motivo la Guardia costiera aveva diffidato altro personale a salire a bordo per andare a recuperare migranti da portare in Italia.

Nella vicenda della petroliera danese Caccia aveva fatto imbarcare, 12 miglia al largo di Lampedusa, Iason Apostolopoulos e Fabrizio Gatti, allora diffidati e adesso indagati, in qualità di “tecnici armatoriali”. La scusa ufficiale era il trasporto di 80 litri di benzina, ma in realtà la loro presenza serviva ad attestare le precarie condizioni psico-fisiche del 27 migranti sulla petroliera danese Maersk Etienne per sbarcarli in Italia. Attestazioni almeno in parte false come nel caso della donna in gravidanza evacuata d’urgenza, che non aspettava alcun bambino. “Alla prossima missione mi organizzerò diversamente” risponde Caccia a Tavasani ammettendo di voler reiterare gli illeciti denunciati dalla procura iblea. E alla fine l’ex assessore dei Verdi a Venezia, esponente di spicco di Mediterranea saving humans, ammette di essersi inventato “cose inimmaginabili” per portare migranti in Italia con Mare Jonio.

La nave era già stata sequestrata due volte, non essendo certificata per il soccorso, e poi “liberata”. La Guardia costiera l’ha diffidata altre due volte a prendere il mare per recuperare migranti, ma senza successo. I talebani dell’accoglienza usano sempre lo scudo “dello stato di necessità” in nome del salvataggio di chi parte dalla Libia, ma adesso si scopre che hanno compiuto “cose inimmaginabili” pur di fare sbarcare migranti in Italia. La Guardia costiera, dalla fine del 2018, quando Mare Jonio è salpata per la prima volta per conto delle Ong Mediterranea saving humans, ha segnalato alle procure, da Roma ad Agrigento fino a Ragusa, con dettagliate informative, almeno 4 missioni zeppe di ombre.

La prima nel marzo 2019 quando un gommone con 50 migranti è stato soccorso dalla nave che ha sbarcato tutti a Lampedusa. Un’altra missione “umanitaria” segnalata è del 9 maggio dello stesso anno con relativo sbarco di 30 migranti sempre sull’isola. Ancora il 28 agosto 2019 quando Mare Jonio soccorre un gommone con 98 migranti e coinvolge anche motovedette della Guarda costiera e della Guardia di Finanza per poi arrivare in porto a Licata il 6 settembre dove viene posta sotto sequestro. Il 19 giugno 2020 altra missione che recupera 67 migranti e finisce in un’informativa della Guardia costiera alla magistratura.

I talebani dell’accoglienza, fino all’ultima inchiesta di Ragusa sull’evento dell’11 settembre 2020, sono sempre rimasti impuniti, nonostante le continue dichiarazioni di sfida a qualsiasi norma. Luca Casarini in riferimento alle accuse di Ragusa dichiara che “appena posso lo rifaccio. Costi quel che costi. Al vostro ordine continuerò a disobbedire. Perché obbedisco ad altro, di fronte al quale le vostre leggi ingiuste e criminali, ciniche e orribili, non possono niente”.

Il 4 dicembre scorso il Gip e la procura di Agrigento, spesso blanda con le Ong, ha graziato Casarini e soci archiviando un’altra inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I talebani dell’accoglienza non avevano rispettato l’alt intimato da una motovedetta della Guardia di Finanza sbarcando 49 migranti a Lampedusa.

Mare Jonio è la prima e unica nave italiana delle Ong del mare. L’operazione partita nel 2018 era stata appoggiata da un cartello di sinistra del calibro di Arci, Ya Basta Bologna, il magazine online I Diavoli, imprese sociali Moltivolti di Palermo e da alcune ong, come la tedesca Sea-Watch. I garanti del prestito di 465mila euro di Banca Etica per acquistare la nave erano Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra Italiana, eletto deputato con Liberi e Uguali), Rossella Muroni (ex presidente di Legambiente, deputata di Liberi e Uguali), Erasmo Palazzotto (deputato di Liberi e Uguali) e Nichi Vendola (ex presidente della Puglia e fondatore di Sel). Nel 2018 l’analista dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), Matteo Villa, esperto di migrazioni l’aveva bollata come operazione “amatoriale” con intenti politici allo “scopo di forzare, portando violenza dove dovrebbe esserci soccorso”.

Oggi a Ragusa il tribunale del riesame dovrebbe pronunciarsi sulla legittimità dei sequestri ordinati dalla procura nell’ambito dell’inchiesta, che ha registrato anche l’ammissione delle “cose inimmaginabili” compiute dai talebani dell’accoglienza.

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