Stessi ministri, stessi divieti. E questi sarebbero “i migliori”?

Ministri Speranza e Lamorgese

Per il giornalista cattolico e saggista Maurizio Scandurra il problema è l’assenza di ribellione nel popolo, e la remissione della Chiesa innanzi a un Governo proibizionista che penalizza anche cuori e fede.

Mi domando freneticamente che titolo abbiano i ministri – minestra riconfermati del Conte Bis a proseguire nella loro fallimentare e irrisolvente attività istituzionale. E questi sarebbero i migliori?
E soprattutto quale futuro attenda l’Italia, pronta a replicare il dramma economico e sociale dello scorso anno, senza eguale rischio sanitario evidente. Oggettivo.

Che sia forse questo, il punto? Che questa pantomima pandemica fasulla, assurda, grottesca riveli in realtà trame biecamente strumentali, più che cautelative? Draghi non ha fatto appena in tempo a insediarsi che Roberto Speranza subito lo coinvolge in trame intimidatorie a discapito della libertà, della vita e del portafogli del Paese.

E così, nonostante le parole-proclama inneggianti a prossime riaperture persino serali della socialità da parte di un azzerato Matteo Salvini che, pur svendutosi all’europeismo contagioso e dilagante, evidentemente non conta un bel nulla di fatto, si torna prepotentemente a parlare in queste ore di zona arancione estesa, di slittamento allo stop del divieto fra spostamenti infra regionali. Persino di Pasqua blindata.

Ministri del “governo dei migliori”?

A fronte di uno scenario irreale, deviato e folle, ci sono due cose che fatico decisamente a mandare giù. Ad accettare. A comprendere. La prima: il fermo alla mobilità generale non produce ancora quel moto di piazza che da troppo tempo muore in pancia al popolo. Incapace di sottrarre le proprie menti al gioco sporco del virus della paura.

Il secondo riguarda invece la Chiesa cattolica: da questa non un monito contro le scelleratezze di una politica incapace di rispondere alle esigenze reali della nazione. Zitta innanzi a ogni decisione che gli attuali esecutivi prendono in materia di spostamenti, penalizzando anche la fede, la partecipazione alla Santa Messa ormai tristemente per lo più sostituita da forme autoreferenziali di culto on line.

Maurizio Scandurra

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