Truffa mascherine, Arcuri: “siamo parte lesa”

Quasi 1.300 tra messaggi e telefonate da gennaio a maggio 2020, con contatti giornalieri a febbraio, marzo e aprile: i mesi più bui della pandemia, con le mascherine diventate merce rara e introvabile e la necessità di rifornire l’intera popolazione. L’intensità delle comunicazioni intercorse tra il commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri e Mario Benotti – giornalista Rai in aspettativa e indagato per traffico di influenze illecite – emerge con chiarezza dalle carte dell’inchiesta del procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, sulle maxicommesse da 72 milioni di euro per l’acquisto di 801 milioni di mascherine provenienti dalla Cina, durante la prima ondata del Covid-19.

L’esame del traffico telefonico tra le utenze dei due arriva dopo i dinieghi di Arcuri e dopo la richiesta da parte dei legali di Benotti di un incidente probatorio per «acquisire le dichiarazioni di Arcuri e del responsabile unico dei procedimenti, Antonio Fabbrocini», per mettere in luce «i rapporti di conoscenza consolidata» tra i due e ribadire che fu proprio Arcuri a chiedere a Benotti «di interessarsi, in qualità di presidente del Consorzio Optel, della ricerca sul mercato delle mascherine».

«Allo stato non vi è prova che gli atti della struttura commissariale siano stati compiuti dietro elargizione di corrispettivo», spiegano ancora i pm, che avrebbero chiesto l’archiviazione per Arcuri.

Come scrive https://www.lastampa.it, in una nota diffusa ieri, Invitalia ha ribadito che «la struttura commissariale e il commissario Arcuri sono stati oggetto di illecite strumentalizzazioni» e in quanto parti offese «hanno già richiesto ai loro legali di valutare la costituzione di parte civile in giudizio». «Siamo parte lesa», hanno detto.

Anche la difesa di Benotti annuncia battaglia: «Impugneremo in tutte le sedi il provvedimento di sequestro emesso dal Gip, facendone rilevare tutti i profili di infondatezza e illegittimità», avvertono i legali. «Il nostro assistito non ha fatto altro che agire, nella sua veste professionale di consulente, su esplicita e reiterata richiesta, orale e scritta, del commissario Arcuri, che aveva fatto a Benotti uguale richiesta anche per reperire ventilatori polmonari per i reparti di terapia intensiva».

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