Un uomo solo può fermare il motore del mondo?

Un uomo solo può fermare il motore del mondo Atlante

di Armando Manocchia – – «One man can stop the motor of the world» (un uomo solo può fermare il motore del mondo) è una delle frasi mitiche di Atlas Shrugged, il romanzo di Ayn Rand uscito nel 1958 in Italia col titolo La rivolta di Atlante.

A proposito di questa coraggiosa virtù, Oriana Fallaci diceva una grande verità: «Esiste un’unica rivoluzione possibile ed è quella che si fa da soli, quella che avviene nell’individuo, che si sviluppa in lui con lentezza, con pazienza, con disubbidienza!»

Domandiamoci: un uomo solo può fermare il motore del mondo?

Una risposta potrebbe essere: dipende da quale uomo e soprattutto dalla sua mente!

Domandiamoci anche: ci piacerebbe se le menti libere di questo meraviglioso Paese invitassero i Cittadini a reagire e a ribellarsi, attuando una pacifica disobbedienza civile?

La mia risposta scontata. La vostra, qual è?

Premesso che la natura umana esplora continuamente cercando di capire la realtà che la circonda, la mente deve essere libera, completamente indipendente perché, se una Persona non ha una propria capacità di ragionamento, diventa faziosa e si fa condizionare da fattori ideologici esterni. Chi invece è dotato di buon senso, logica, fede, ragione e un minimo di consapevolezza, ha una determinata indipendenza di giudizio, anche di  fronte a questa pandemia- pandemomio, dove la gente non può far altro che l’obiezione di coscienza, attuando una forma di disobbedienza di massa, spontanea e civile .

Un uomo solo può fermare il motore del mondo?

Quando ci si rende conto di essere di fronte alla deriva etica, morale, civile e democratica di quella che è stata una grande Repubblica, e che tanto tempo è stata un faro per l’Occidente, quando ci si trova davanti a un fallimento sotto tutti i punti di vista, sarrebbe utile quel rigurgito di disobbedienza civile che è stato alla base di molti cambiamenti epocali. Basti pensare al movimento che ispirò Gandhi, di cui riporto una citazione: «La disobbedienza, per essere civile, deve essere sincera, rispettosa, mai provocatoria, deve basarsi su qualche principio assimilato con chiarezza, non deve essere capricciosa e, soprattutto, non deve procedere da alcuna mal Volenza od odio.»

Lungi dal fare paragoni. Ma dovremmo imitare quel movimento perché disobbedire a leggi ingiuste, a regolamenti vessatori, a disposizioni che violano le libertà fondamentali, reagire a una vera oppressione e repressione da “Stato di Polizia” che mette a repentaglio la tua vita, la tua salute, i tuoi beni, il tuo domani. E che questo vale pure per i tuoi cari, motivo per cui l’atto di resistenza e di disobbedienza spontanea, non è insubordinazione come non è insurrezione, ma è un atto di libertà, un diritto umano costituzionale inalienabile, è legittima difesa tua, dei tuoi cari e della Patria.

Disobbedire, non significa sfidare le Istituzioni

Disobbedire, non significa sfidare le Istituzioni, le leggi e le autorità, ma attivare il sacrosanto diritto di manifestare, civilmente e pacificamente, il proprio dissenso. Insomma, rompere quel silenzio assenso che legittima gli squallidi personaggi pronti a vendersi per un piatto di lenticchie.

Chi reagisce, chi protesta, chi disobbedisce, chi non segue le regole – e lo fa quando queste sono dettate da qualcuno che illegittimamente emana Dpcm  ritenuti incostituzionali, perché si scontrano con i diritti e le libertà fondamentali sancite dalla Costituzione e non ultimo con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – non viola nessuna legge, non commette nessun reato. Insomma, non si può parlare di istigazione o di insubordinazione.

Un uomo solo può fermare il motore del mondo. Se ci siete, reagite. Se non ci sarete, soccomberete.

“Il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza.» ORIANA FALLACI

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