Caro Nicola Porro, Dio ce ne ‘ScanZi’ e liberi!

Il giornalista e saggista cattolico Maurizio Scandurra interviene contro il dileggio mediatico gratuito rivolto ingiustamente al brillante conduttore di ‘Quarta Repubblica’.

C’è chi parla (e scrive) della congiura dei peggiori senza aver fatto bene prima i conti con sé stesso. E sputa veleno, vomita fango gratuito su chiunque non la pensi come lui (come se già in Italia non bastasse quello proveniente da alluvioni e cataclismi che il blocco dei lavori pubblici cagionato da certa sinistra di Governo ha notevolmente amplificato).
Un individuo che ha fatto carriera nell’epoca del populismo e dell’insulto gratuito coltivando e alimentando un’antipatia personale viscerale nei confronti di tutti coloro che considera come avversari. E questo per via di un atteggiamento tipico di una fidanzata piccata, ferita e respinta che, proprio come i bambini, pretende sempre di avere l’ultima parola in ogni cosa. La chiosa, il Giudizio Finale: forse che sia lui il Nuovo Messia?

A ben guardare, un talento ce l’ha, ma certo non proveniente da quelli di biblica memoria: la mistificazione rancorosa, ricorrente. Una sorta di dileggio mediatico continuo, intermittente e battente come la pioggia monsonica che non finisce mai, perorato nei confronti di autorevoli Colleghi – decisamente famosi, realizzati, garbati e capaci – che rispondono, oltre a quello di Maria Giovanna Maglie, anche al nome di Nicola Porro, tra i migliori video performer in circolazione in fatto di cronaca e attualità.

Storicamente il primo ad aver – realmente – portato in tv il termine ‘Virus’ (il contagio delle idee), dal nome del suo celebre talk-show che condusse anni addietro sulle frequenze di Raidue. Il valentissimo giornalista alla guida di ‘Quarta Repubblica’ è tra i preferiti dal mirino dell’inconsistente pennivendolo aretino: che non gli risparmia offese a tutto andare (a lui come a tantissimi altri), incapace a quanto pare com’è di dar luogo e vita a critiche costruttive. “Signori si nasce”, diceva Totò. E il nostro, modestamente, non lo nacque.

Quando non v’è altro modo di schernire i grandi nomi del piccolo schermo (specie se intellettualmente onesti nonché di parte politica avversa a Giuseppi e compagni), ecco che scatta pronto l’affondo, sterile e sgarbato, proprio dei provincialotti al bar.

E intanto, l’Ordine dei Giornalisti che fa? Se la prende con il Direttore Mario Giordano, il Direttore Vittorio Feltri, il Direttore Aldo Grandi. Mentre inspiegabilmente tace nei confronti di un semplicissimo pubblicista toscano che si atteggia a togato monocratico di fatto asservito a mainstream e politically correct. Che vorrebbe essere il Direttore Marco Travaglio, ma (buon per noi) non lo è.

Che pontifica senza pastorale né tiara papale dagli schermi di un’altra buona rossa passata verace come Lilli Gruber parlando sopra tutto e tutti come neanche osò a suo tempo nell’Antico Testamento la voce di Dio con l’autorevole Mosè. E intanto pare rosicar geloso nel condurre anch’egli (su reti televisive decisamente minori) programmi politici.

Fortuna che in Rai e in Mediaset pochissimi diano praticamente spazio, salvo per lo più qualche sporadica ospitata a ‘Cartabianca’, a questa sorta di guru del niente che ne ha per ciascuno come manco un prete bigotto in confessionale. L’unica ribalta nazionale via etere degna di tal aggettivo che gli è concessa è la piccola ‘La7’, fintanto che ancora esiste e resiste. Dai cui schermi ci delizia quasi ogni sera spesso alle otto e trenta con pareri e pensieri urticanti facendo letteralmente passare l’appetito anche al più bulimico degli italiani all’ascolto. Battendo persino gli spot per dentifrici e bagno.

E mentre ‘Anitra WC’ almeno disinfetta, pulisce a fondo e fa bene il proprio mestiere, il nostro piccolo scriba (che spera sempre di vendere tante copie quanti sono i followers che lo seguono sui social) starnazza invece urbi et orbi come un’oca giuliva facendo letteralmente incazzare tutti senza distinzione.

Almeno in questo è plebiscitario: prende schiaffoni ovunque. Da destra, centro e sinistra. Massimo Cacciari, Flavio Briatore, Vittorio Sgarbi (che l’ha già incenerito, sepolto e polverizzato almeno un milione di volte facendo invidia persino alle migliori società di cremazione), Alessandro Sallusti e Maurizio Belpietro (che con impeccabile contegno lo trattano entrambi a ragion veduta come il nulla), Matteo Renzi (che neppure lo considera) e tutti i migliori politici, intellettuali e opinionisti del momento. Compreso Matteo Salvini, grazie al cui buon nome spesso evocato in copertina in maniera irriverente e strategica (direttamente o indirettamente) riesce ad attirare un minimo di attenzione in più a ogni sua nuova uscita in libreria.

Caro Collega, ma te le ricordi ancora le percosse che nel 2000 ti assestò spazientito il caro Pau dei Negrita, come tu stesso raccontasti anni dopo? Certamente il cantante sbagliò, mai essere violenti. Ma bisogna anche saper stare al proprio posto, evitare inutili provocazioni, perché est modus in rebus tanto nella vita quanto nel giornalismo. Anche la pazienza ha un limite, come pure il diritto di critica.

Possibile che tu, ormai in viaggio verso i cinquanta, non abbia ancora imparato alla tua veneranda età la lezione? La buona educazione? E che soprattutto ci si fa più amici con il garbo e l’autorevolezza del pensiero che non con l’arroganza infastidente priva di contenuti super partes?

Ma soprattutto, Quo usque tandem, (Andrea), abuteris patientia nostra? Almeno ai tempi di Catilina la congiura c’era davvero, mica fantasia da due soldi come i tuoi dardi su carta inopportunamente e strumentalmente rivolti a tutti coloro di cui ut sopra.

Mi permetto, amichevolmente, di darti un consiglio: sei un uomo intelligente e arguto. E sarai oggettivamente più credibile quando riuscirai potenzialmente ad applicare le tue ottime doti da censore investigativo in misura maggiore specialmente alla tua parte politica propria, in un logico ed equilibrato contradditorio che ti conferirà quello spessore che, credo, ancora ti manchi.

Fintanto che ciò accada, permettimi di essere franco (ma non franco tiratore come te): Dio ce ne Scanzi e liberi! Te lo scrissi già una volta. Repetita iuvant.

Maurizio Scandurra

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