Il governo e la favola della coperta corta di Linus

Il giornalista e saggista cattolico Maurizio Scandurra sottolinea l’insufficienza strutturale di indennità e ristori previsti dall’esecutivo da inizio pandemia a oggi.

Il governo e la favola della coperta corta. Da far persino invidia a quella inseparabile del buon Linus, oggetto a cui per tradizione si associa una specie di aspetto valenza antropomorfa, capace di indurre un rilassante effetto-sicurezza in chi lo possiede.

Appare ormai chiaro anche a un somaro che a ogni nuovo proclama governativo in cui si promettono al Paese milioni di euro di aiuti, questi puntualmente arriveranno con ritardi enormi, e sempre in misura minore di quanto promesso e strillato platealmente ai quattro venti.

E saranno, per lo più, sempre insufficienti rispetto alle contingenze ed esigenze reali del tessuto economico e produttivo nazionale in questa fase di crisi straordinaria. Ogni volta che sentiamo parlare di scostamento di bilancio di qua, scostamento di bilancio di là, in realtà accade soltanto il momentaneo trasloco di fatto di somme sempre eguali da un capitolo di spesa all’altro. E’ un po’ come pretendere di coprire tutte le falle sull’asfalto semplicemente spostando con la vanga il catrame da un foro all’altro del manto stradale.

Denari destinati a uno scopo che ora vengono imputati a un’altra finalità. Con il risultato che chi stava con fatica e inaccettabili attese iniziando a beneficiare di qualche soldo, passerà poi il testimonial a qualche altro cui per un istante capiterà altrettanto, e così via. Ma chi vogliono prendere in giro, quelli di Palazzo Chigi?

 La torta sempre quella è, indipendentemente da come la si sposti o tagli. E intanto si parla dei soldoni dell’Europa, che non si sa ancora bene se e quando mai arriveranno davvero. Con buona pace di chi crede che sia giusto offendere l’intelligenza del popolo facendogli credere che negli ospedali da febbraio a questa parte si muoia per lo più solo in gran parte di Coronavirus. E tutte le altre patologie? Dissolte. Scomparse. Un miracolo. Nessuno più che ne parla, neanche nelle rubriche di salute e medicina di questa o quella tv.

La verità amara è che dobbiamo far fronte al freddo con la coperta che abbiamo. E con mani o piedi congelati, lasciando scoperte le gambe piuttosto che le braccia o la testa, quel che è certo che di strada non ne faremo tanta. Nessuna tranne una: quella che porta dritta al camposanto.

Confidiamo nel frattempo in tempi migliori, nella viva speranza di una nuova Risurrezione. Come diceva giustamente il caro Don Dolindo Ruotolo alle anime, sacerdote novecentesco spirato in odor di santità, nel suo celeberrimo e commovente ‘Atto di abbandono’: “Gesù, pensaci Tu”. Amen.

Maurizio Scandurra

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