Bimbo in coma per malnutrizione e incuria, giudici lo riaffidano al padre

MONZA  Non sarà più il bimbo allegro e spensierato di prima, non dopo otto mesi di ospedale e casa di cura e un’infezione devastante che gli ha compromesso per sempre la mobilità e la vista. Eppure, nonostante sia acclarato che il piccolo di cinque anni di Monza, finito in coma lo scorso febbraio per un’infezione non curata e per malnutrizione, questo bambino è ancora in pericolo: tra poche ore uscirà dall’ospedale e tornerà a casa.

«Ma a casa del padre!» tuona l’avvocato Francesco Miraglia, il legale della madre.
Si rischia di compromettere ulteriormente la vita di un piccino di cinque anni.
Lunedì scorso la madre, tramite l’avvocato Miraglia, ha presentato istanza urgente chiedendo al tribunale di Monza di affidare a lei il piccolo, a poche ore dalle sue dimissioni. «Incredibilmente però il Tribunale ad oggi è rimasto muto» prosegue il legale. «Di fronte a un caso così grave il Giudice avrebbe dovuto immediatamente decidere per l’affidamento materno.

Il piccolo, per un’infezione non curata e per lo stato di deperimento e malnutrizione in cui versava, lo scorso febbraio è stato colpito da un’encefalomielite acuta disseminata, che gli ha irreparabilmente compromesso alcune funzioni: non ha più il controllo sfinterico, ha perso parecchia vista in entrambi gli occhi, non cammina bene ed è necessario che venga stimolato e sottoposto a riabilitazione quotidiana, cosa che il padre, sicuramente, non sarà in grado di assicurargli.

Pensare che la madre aveva avvisato il tribunale del pericolo in cui versava suo figlio, affidato al padre che vive in uno sperduto paesino del Bergamasco: non stava bene, non era curato nell’igiene, e nei tre mesi di affidamento al padre era molto dimagrito. Poche settimane dopo, il 20 febbraio, al piccolo è salita la febbre a 40,5 gradi. Dimesso dal pronto soccorso con diagnosi di tonsillite, poche ore dopo è entrato in coma e la diagnosi è diventata terribile: encefalomielite.

«I giudici del tribunale di Monza intervengano immediatamente» conclude l’avvocato Miraglia. «Se non si può ormai cancellare il passato, almeno che non si comprometta il futuro, già incerto e difficile, a questo bambino, che gli ultimi otto mesi li ha trascorsi chiuso in un ospedale e in una clinica riabilitativa. Tra i compiti dell’Autorità Giudiziaria vi è quello della tutela dell’interesse del minore, che deve essere “protetto” da eventuali comportamenti pregiudizievoli dei genitori. Ci si chiede quali ulteriori danni e pregiudizi debba sopportare ancora questo bambino e quante volte debba rischiare conseguenze permanenti, prima che venga disposta il collocamento presso la madre».

Avv. Francesco Miraglia

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