Scandurra: Mario Giordano ha il coraggio dell’onestà

Il giornalista cattolico Maurizio Scandurra scrive una lettera aperta all’uomo che sa urlare scomode verità.

Santa Teresa d’Avila, grande mistica spagnola del ‘500, soleva dire che “l’umiltà porta all’anima di tutte le virtù”. Lealtà inclusa. Ed è questa, Egregio Direttore Mario Giordano, la cifra stilistica anima della Sua missione: per far emergere la realtà, quale che sia. Ciò Le fa onore. Per il bene della gente. Comune, soprattutto. Dei poveri, indifesi, vessati ed emarginati. Di chi vive, per dirla con un’espressione a Lei cara, ‘fuori dal coro’. Vittime di tranelli e intrighi di una burocrazia omicida che ammazza la vita degli ultimi, soffocando ogni speranza. Distanti dal chiassoso strepitio di un potere non popolare che fatica giustamente moltissimo in fatto e in diritto a legittimare giornalmente sé stesso innanzi alla nazione.

Logico presumere che, in tutto questo plausibile baccano fatto di rumore di fondo e sordità crescente, per farsi sentire, per difendere e difendersi, occorra alzare il tono. Specialmente quando gli astanti sono maliziosi, furbi e menzogneri. E, letteralmente, urlare. Perché altrimenti si rischia di essere inesistenti. Invisibili. Di non contare nulla. Con buona pace delle istanze di verità, giustizia e carità di cui il Suo autorevole giornalismo esemplare è primo testimone.

Anche Lei è stato chiamato dalla Divina Provvidenza (dal destino, per gli atei) – insieme ad altri illuminati angeli del presente come Vittorio Feltri, Alessandro Meluzzi e Vittorio Sgarbi in questi oscuri, controversi e difficili tempi ‘moderni’ – ad assolvere al compito più importante.

Il più delicato e complesso: informare i disinformati. Coloro che scioccamente, ingenuamente abboccano inconsapevolmente alle esche ammiccanti di certa stampa di regime collusa e imperiosa, arrogante e inconcludente, scorretta e pretestuosa proprio perché figlia di falsi profeti venuti dal buio luciferino per risucchiare in fretta tutto e tutti nel buco nero di un mondo globalizzato privo di identità, senso e sentimenti.

Ma quando in gioco c’è la luce, la ricerca del vero, tutto è permesso. Compreso il farsi sentire, con il coraggio dell’onestà intellettuale che Le appartiene.

Mi domando, allora, per quale motivo i prezzolati cronistucoli invidiosetti di organi di informazione faziosi e asserviti si stupiscono quando Lei alza la voce? Come non farlo di fronte all’abominio di leggi senza senso e scandali che gridano ovunque vergogna? Hanno forse dimenticato che lo stesso faceva anche un altro memorabile Maestro, il buon Gianfranco Funari?

Vogliono farLe fare la parte di Tarzan, caro Direttore Giordano. E questo solo per via di qualche umano, comprensibile sfogo in più in formato urlo pro bono populi scagliato come un dardo contro le malefatte dell’Inps o del Fisco iniquo. Infuocato come gli autobus ‘auto incendianti’ delle elefantiache società titolari del trasporto pubblico locale. Argomenti tutti a Lei cari, Direttore. Da praeterire (sub) silentio invece per qualsivoglia lacchè filogovernativo armato di penna e tastiera a libro paga di Conte e compagni.

La realtà è però ben altra. Con il personaggio immaginario inventato nel 1888 da Edgar Rice Burroughs rappresentante l’archetipo del bambino selvaggio allevato nella giungla dalle scimmie, Lei condivide soltanto il medesimo, poderoso fiato quando necessita di richiamare l’attenzione per il bene degli Italiani.

Per il resto, invece, ben altra oggettiva caratura. E’ un uomo carismatico e realizzato, colto e di fede, con tanto di moglie e prole da cui è amato e ama a Sua volta moltissimo. Scrive libri di successo. Ha diretto tutto e tutti. E costruito una meritata, straordinaria carriera. Ma, soprattutto, è un individuo e un professionista libero che nella vita ha soltanto fatto fatti costruendo fondate certezze.

Mentre, ben saldamente confinati e appesi alle liane incerte e pericolanti (che di certo al suo tempo per spostarsi nella giungla il fantasioso eroe delle foreste preferiva di gran lunga al tram ideato nel 1775 da quel genio inglese di John Otram che gli diede il nome), caro Direttore, sa chi c’è? Tutta quella pletora di miserabili (senza voler scomodare in questo caso Victor Hugo) e perdenti al ‘soldo’ (tra virgolette, perché molti fanno la fame per colpa dei rispettivi ‘galantuomini’ editori) del potere di casta.

Destinati miseramente soltanto a prendere ordini in eterno. A usare la lingua come Rotowash. A essere sempre diretti da terzi senza aver mai preso una propria, consapevole direzione anche nella più scarsa delle redazioni, oltre che nella vita. E tutto in nome di qualche auspicato click con cui raggranellare e tirar su, nella migliore delle ipotesi, qualche centesimo in più sfruttando anche il Suo buon nome su Google News.

“Felice colui che ha trovato il proprio lavoro: non chieda altra felicità”. Contenti loro. Parola di Thomas Carlyle.

Maurizio Scandurra – giornalista cattolico e saggista.

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