La Chiesa, lo Stato e lo spazio della laicità

di Vittorio Zedda – – Essere più realisti del Re è uno sport di casa nel paese “dove il sì suona”. Nei ribollimenti sociali dal 68 in poi, era una continua gara fra gruppi politici, gruppuscoli e correnti di partito per collocarsi più a sinistra degli altri. Si chiamava “scavalcamento a sinistra”, ma scandalizzava i praticanti del rito solo se da quelli di centro, o peggio di destra, uscivano proposte politiche che “scavalcavano a sinistra” quelli di sinistra. L’operazione era accettata solo se svolta dagli addetti, tra i quali il gioco era continuo nelle pressoché continue assemblee, al punto che capitava che qualcuno finiva, nei suoi avvitamenti ideologici, per scavalcare a sinistra pure se stesso.

Con una battuta che non vuol essere irriguardosa, qualcuno potrebbe chiedersi se Bergoglio, uscendo apparentemente con le sue dichiarazioni dai limiti della sua dottrina e del suo magistero come tradizionalmente inteso, non abbia voluto per caso scavalcare tutti a sinistra . Ma mirare alla santità significa meritarsi di sedere alla destra del Padre e non alla sinistra della Cirinnà.

Quanto sopra solo per dare un’idea di una certa confusione in atto sulla questione delle Unioni Civili e sulle opinioni del Papa in merito. Le Unioni Civili esistono già da un pezzo e la componente cattolica della nostra repubblica democratica laica ha contribuito, in misura variamente valutabile, a portare a compimento un laborioso processo politico e legislativo fino all’emanazione del testo di legge che le sancisce.
L’istituto, in vigore dal 5 giugno 2016, è stato introdotto dall’art 1, commi 1-35, della Legge 20 maggio 2016, n. 76 , pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 21 maggio 2016 denominata “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. Non è nemmeno cosa recente.

Le espressioni del papa a favore di diritti, che già la legge contiene e afferma, afferiscono ad un versante laico della vita dello Stato e dei suoi cittadini che si differenzia dai contenuti della dottrina cattolica, in virtù della distinzione degli spazi che la laicità comporta per le distinte entità della Chiesa e dello Stato. Però le dichiarazioni del Papa non conseguono ad un cambio della dottrina della Chiesa, che richiederebbe probabilmente una serie di passaggi, Sinodi, Concili e successive Encicliche o comunque documenti che gli esperti (e io non lo sono) di diritto canonico o i regolamenti di funzionamento dei più alti consessi ecclesiali prevedono.

In sostanza si palesa una “discrasia” fra l’esercizio di un ruolo e del relativo magistero del Papa e i principi con i quali quell’esercizio non dovrebbe collidere. Già nel Concilio Vaticano Secondo la Chiesa era giunta ad espressioni innovative, ma le relative pronunzie non avevano certo anticipato in modo estemporaneo il lungo e complesso lavoro conciliare. In questo caso dobbiamo anche fare i conti con la personalità dell’attuale pontefice, il quale appena eletto, affacciandosi dalla Loggia su piazza San Pietro gremita di folla, non disse “Laudetur Jesus Christus”, bensì un laicissimo “Buonasera!”, che appare ora come un “colpo di teatro”, preludio di un modo diverso di intendere e attuare, un ruolo di tanto rilievo. Un Papa fa sempre opinione, pro e contro, anche quando non ne ha l’intenzione, ma Bergoglio ce l’ha.

Della Chiesa tante volte accusata di intromettersi nella politica della Stato, questo Papa non pare preoccuparsi troppo. Peraltro sa benissimo che l’intromissione una volta era una sorta di “reato” per il fronte laico e di sinistra, il quale ora potrebbe invece considerarla un merito. Dividerà i cattolici, penso. Politicamente è probabile. Religiosamente è possibile. Vedremo.

Vittorio Zedda

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