Covid, Crisanti: “Servivano 400mila tamponi al giorno, ora è tardi”

Il Coronavirus in Italia è tornato ad un livello di contagio preoccupante. I quasi 4 mila casi di positività riscontrati ieri, fanno preoccupare il governo e il Cts, tanto che il ministro Speranza non ha escluso la possibilità di un nuovo lockdown. Molto duro con l’Esecutivo il virologo (in realtà zanzarologo, ndr)  Andrea Crisanti, il padre del “modello Veneto”.

“Venticinque mila tamponi in più sono acqua fresca o una pezza calda – spiega Crisanti a Repubblica – io ne suggerivo 3-400 mila al giorno. Avevo consegnato un piano al governo, ma è stato ignorato. Avevo semplicemente previsto che la ripresa delle scuole e delle attività produttive avrebbe generato un notevole aumento delle richieste di tamponi. Suggerivo quindi la necessità di un investimento logistico importante che avremmo potuto realizzare in 2-3 mesi, la creazione di aree mobili di supporto sul territorio e tamponi low cost da 2 euro come quelli usati a Padova. Lo dico contro me stesso: forse ad agosto eravamo già in ritardo e ora ne paghiamo le conseguenze».

“Abbiamo perso 4 mesi preziosi. L’aver pensato che era tutto finito – prosegue Crisanti – perché avevamo 100 casi al giorno è stata un’illusione e nel frattempo non s’è fatto nulla. Abbiamo speso miliardi per il bonus bici e i banchi, invece di investirli per creare un sistema sanitario di sorveglianza che ci avrebbe messo in sicurezza. C’è una disorganizzazione totale. Il piano di sorveglianza non può essere lasciato a iniziative locali perché se sbagliano, l’impatto è disastroso su tutto il Paese. I test devono essere certificati e coordinati dallo Stato. Altrimenti aggiungiamo altro Far West alla babele di norme».

‘Crisanti non è microbiologo né virologo. Né ha mai visto un paziente in vita sua’

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