Caso Becciu, gesuita Sorge: papa vuole la chiesa limpida e pura

di Elena Davolio – “Solo un Papa come Francesco poteva avere la forza di decidere quello che ha deciso”. Padre Bartolomeo Sorge, gesuita scrittore e fine teologo, si accosta alla vicenda del cardinale Angelo Becciu, licenziato dal Papa, con gli occhi della fede. E, pensando al caso Becciu, pure con le dovute differenze fa il parallelo con la vicenda di padre Enzo Bianchi, che Bergoglio ha allontanato da Bose. Entrambi, dice padre Sorge intervistato dall’Adnkronos, “erano e sono due suoi amici”.

Solo un Papa che cerca in tutta la sua vita la gloria maggiore di Dio e che ama tanto la Chiesa e la vuole limpida e pura, – osserva dunque padre Sorge – può avere il coraggio di fare delle scelte come l’allontanamento da Bose di padre Enzo Bianchi e di prendere la decisione sul cardinale Becciu, che erano e sono due grandi amici suoi. Solo chi vive di Dio e per Dio può avere la forza morale di prendere due decisioni come queste nei confronti di due amici”. Padre Sorge proprio per questo dice che certamente “il Papa non ha risentimento nel cuore perché vede gli eventi con gli occhi di Dio”.

Padre Sorge si rivolge anche al cardinale Becciu che ha rinunciato ai diritti legati al cardinalato: “Sul piano umano capisco la sofferenza e la reazione ma a lui dico: obbedisca con gioia. Gesù, quando è stato accusato, non si è difeso e ha visto la volontà del Padre. Io penso che anche per questi amici del Papa, la gloria del Signore richiede che accettino la croce e bacino la mano del Papa anche quando è severa perché è la mano di Cristo”. Il gesuita, come dice, non si pone “sul piano del diritto o del reato né delle motivazioni, se sono giuste o sbagliate, perché non ho i documenti per giudicare” ma, argomentando sul piano della fede, ricorda: “Quando la Chiesa parla, e parla il successore di Pietro, io bacio quella mano anche se mi castiga e mi bastona perché vedo in ciò il disegno di Dio sulla mia vita”.

Il gesuita ricorda un aneddoto emblematico, un esempio che dice tanto su chi sa guardare agli eventi, anche traumatici e improvvisi, con gli occhi della fede: “Padre Pio era un santo, confessore per eccellenza: la Santa Sede gli vietò di dire messa in pubblico e di confessare per dieci anni. Lui ha chinato la testa e obbedito e quando un suo devoto, per la verità un po’ fanatico, aveva già stampato un libro con tutti i documenti per fare un ricatto e dire: ‘O liberate padre Pio, o pubblico tutto’, c’è una lettera di padre Pio che dice ‘brucia quel libro perché sennò non sei più mio amico. Quando la Chiesa ha parlato, io obbedisco’”. Padre Sorge sa che non tutti possono essere capaci di metterlo in pratica ma osserva: “Questo è il mistero cristiano, che non tutti possono capire, ma si spiega sul piano della fede”. ADNKRONOS

Gesuiti in trappola: Soros “se li compra” a suon di dollari

Gesuiti in trappola: Soros “se li compra” a suon di dollari

Condividi