“Scappa dal coronavirus”, giudice concede protezione umanitaria a un pakistano

Di Luca Sablone – Come riportato dall’edizione odierna de La Verità, il 25 giugno scorso una corte del tribunale di Napoli ha riconosciuto la protezione umanitaria a un pachistano. La motivazione? Perché nella regione del Punjab, da cui proviene, il virus si sta diffondendo in maniera rapida e le strutture sanitarie del posto non sono all’altezza. A emettere la sentenza è stato il collegio presieduto da Marida Corso della tredicesima sezione civile del Tribunale di Napoli. Lo straniero, dopo il rifiuto del riconoscimento della protezione internazionale avvenuto nel 2018, ha fatto ricorso contro la commissione territoriale del Ministero dell’Interno.

La decisione – I giudici, nelle 11 pagine di motivazione del decreto, riconoscono che dagli atti non emerge “alcun credibile e fondato rischio di persecuzione, né il rischio di grave danno”.

Tutto qui? Assolutamente no. Improvvisamente arriva il colpo di scena: il collegio decide di valutare “la sussistenza di condizioni di grave vulnerabilità in cui verrebbe a trovarsi il ricorrente in caso di rimpatrio, connesse a situazioni di insicurezza derivanti dalla pandemia di Covid 19 nel Paese d’origine, da bilanciarsi con l’integrazione conseguita in Italia attraverso i numerosi contratti di lavoro susseguitisi negli anni”. Allora i magistrati si mettono al lavoro e consultano le fonti internazionali per verificare quale sia la situazione Coronavirus in Pakistan: viene scritto che la situazione ha assunto una “rilevante gravità, cui il sistema sanitario pachistano non appare capace di far fronte”. E viene messo in evidenza “un’enorme concentrazione di casi nel Punjab (15.346)”.

Perciò, dopo aver esaminato il sistema sanitario pachistano, il collegio è arrivato a una conclusione: “I servizi sanitari per i poveri sono diventati scarsi () i servizi di assistenza primaria sono scadenti, specialmente nelle zone rural”. Pertanto ecco la clamorosa decisione, presa alla luce dell’estensione dell’epidemia di Coronavirus in Pakistan e delle gravi carenze del servizio sanitario pubblico, in particolare nella regione del Punjab: il collegio ritiene che la domanda di protezione umanitaria “possa essere accolta perché il rientro in patria in questo momento porrebbe il ricorrente in condizione di estrema vulnerabilità mentre egli risulta integrato nel territorio nazionale”.

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