Per fermare la Lega, la Consulta condanna il Paese

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di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 17/01/2020

La Corte non si è smentita. Pur di non favorire la Lega, ha dichiarato inammissibile il quesito referendario che prevedeva l’abrogazione della parte proporzionale della legge elettorale n. 165/2017, il cosiddetto Rosatellum. L’ “assorbente ragione della eccessiva manipolatività del quesito referendario” ha spinto i giudici – dopo una discussione che pare non sia stata facile – a ritenerlo inammissibile. La sentenza sarà depositata entro il 10 febbraio. In una frase si potrebbe dire: la sostanza ha finito per prevalere sulla forma. Insomma, il tutto formalmente e tecnicamente poteva anche tenere, ma c’era qualcosa di eccessivo nella sostanza.

Al di là delle questioni giuridiche, che saranno comunque oggetto di analisi a seguito del deposito delle motivazioni da parte della Consulta nelle prossime settimane, il nodo è politico. Se la Corte avesse deciso di ammettere il quesito referendario, molto probabilmente la maggioranza giallorossa – per evitare che si tenesse il referendum abrogativo sul quale il centrodestra sarebbe sicuramente riuscito a raggiungere il quorum – avrebbe fatto cadere il governo entro la fine di febbraio in modo da evitare, ai sensi del secondo comma dell’art. 34 della Legge n. 352/1970, il referendum abrogativo.

Una vittoria referendaria da parte del centrodestra avrebbe inibito la maggioranza di governo ad approvare una legge elettorale proporzionale. Grillo, Zingaretti e Renzi avrebbero preferito andare a votare in primavera col Rosatellum piuttosto che con un sistema elettorale maggioritario con i collegi uninominali.

La decisione della Corte ha dunque tolto le castagne dal fuoco al centrosinistra. Ora il governo non è più sotto pressione e sfrutterà abilmente la decisione dei giudizi costituzionali per portare avanti il Germanicum, la legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. Dal punto di vista della tenuta del governo, la Corte ha dunque allungato la vita al Conte bis. Non di molto a dire il vero, ma di qualche mese. Entro giugno si terrà il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari, quindi è probabile che – per non scomparire del tutto dalla scena politica – i quattro “sinistrati” che oggi sostengono il governo Conte abbiano convenienza ad andare a votare a Costituzione vigente, cioè prima che la riforma costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari diventi operativa.

Allo stato attuale le Camere, invece di essere sciolte agli inizi di marzo – come sarebbe avvenuto se la Consulta avesse ammesso il quesito referendario abrogativo -, potrebbero essere sciolte qualche mese più avanti, entro giugno appunto. In tal caso Renzi & Co. si assicureranno le nomine di fine marzo nelle principali aziende di Stato. Il solito sistema del “potere per il potere”. Poi Renzi staccherà la spina e Grillo e Zingaretti resteranno col cerino in mano.

Fatto sta che, se negli anni riesci a mettere i tuoi uomini nei posti che contano (la Corte costituzionale è uno di questi ed anzi il più importante), alla fine porti a casa la sopravvivenza politica, anche se perdi le elezioni. Esattamente quello che è successo ieri sera.

Resta peraltro da constatare la “coerenza” di una sinistra che da anni insiste sul maggioritario e poi, per salvare il culo suo e quello dei grillini, finisce per sostenere il proporzionale. Con l’aiuto implicito della Corte costituzionale.

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