L’infamia del nazismo fu favorita dalla politica economica

prof. Augusto Sinagra – – CHI È IL RESPONSABILE?

Mi rivolgo con tutto il dovuto rispetto e la più sentita umana solidarietà alla Senatrice Liliana Segre. Premetto che ho sempre qualificato come “infami” le leggi italiane del 1938 di discriminazione raziale. Tuttavia, non posso fare a meno di suggerire alla Senatrice Liliana Segre qualche lettura. Probabilmente lei già li avrà letti ma le suggerisco i libri del dalmata ebreo Selah Menachem “Un debito di riconoscenza”, quello di Leon Poliakov (Docente di storia contemporanea all’Università di Tel Aviv) intitolato “Lo scudo protettore” (lo scudo delle Forze Armate fasciste che proteggevano gli ebrei dalla furia nazista). Suggerirei la lettura della requisitoria del Procuratore Generale a Tel Aviv nel processo a carico di Adolf Eichmann quando egli ringraziò pubblicamente i Comandi militari e civili fascisti per la protezione data agli ebrei. E ancora il Volume di Finkelstein (ebreo e Docente alla Columbia University di New York) intitolato “L’industria dell’Olocausto”.

Tutto questo, e altro, nulla toglie all’infamia delle persecuzioni e dello sterminio degli ebrei.

Per quanto riguarda l’Italia è ben vero che ci furono anche casi di collaborazionismo, ma essi furono casi isolati e non riconducibili a responsabilità del Fascismo monarchico e repubblicano.
Il grande Rabbino di Roma Elio Toaf lo sapeva, lo aveva ben capito.
Tuttavia, come già ha osservato su FB Mauro Ammirati, senza Adolf Hitler non vi sarebbe stata la Shoah. Senza Bruning non vi sarebbe stato Adolf Hitler.

L’infamia del nazismo con tutte le sue degenerazioni antropologiche prima che “politiche” (quando la “politica” è un crimine), fu favorita dalla politica economica cui si voleva assoggettare la Germania; politica economica che, come sa chi conosce l’esperienza della Repubblica di Weimar, aveva provocato una vera e propria macelleria sociale con disoccupazione, disperazione e fame nel vero senso della parola.

La stessa cosa accade ora in Italia dove certi atteggiamenti, comunque legittimi e giustificati, vengono intesi come nuova “minaccia” di un Fascismo di ritorno.
Premesso, infine, che nulla può giustificare – se non negando le fondamenta della vera democrazia – la libertà di opinione e di espressione riconosciuta dall’art. 21 della Costituzione, ci sarebbe da interrogarsi su certe forme e modi di pur comprensibile reazione, non vadano addebitati all’attuale politica economica che si vuole imporre oggi all’Italia, e che crea disperazione, disoccupazione, suicidi, povertà e violenza morale e fisica anche in danno di bambini.

Si ha pure il dovere di ricordare che la folle e criminale politica di consenso all’ingresso di moltitudini di clandestini, cioè di genti prive di identità e delle quali nulla si sa, non determini – unitamente alla folle politica economica di oggi – quei timori cui si rivolge la Commissione parlamentare di inchiesta su razzismo, antisemitismo, e – incredibile ma vero! – nazionalismo.

Come ha pure osservato Mauro Ammirati, in USA hanno avuto Franklin Delano Roosvelt che operò una politica economica mutuata in larga misura dalla politica economica del Fascismo. In Italia si era “inventata” quella politica, ma non potevamo permettercelo, non dovevamo permettercelo. E fu la guerra. Ma ora forse si capisce la ragione per la quale quel disastroso evento venne e viene chiamato come “la guerra del sangue contro l’oro”.

Questo è il mio personale dubbio (per la verità è una radicata convinzione) che io vorrei porre alla attenzione della Senatrice Liliana Segre alla quale va il mio più profondo rispetto e la mia più profonda e umana solidarietà.

AUGUSTO SINAGRA

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Cancelliere Helmut Schmidt nel 2012: “La UE e le analogie con il nazismo”

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