Arabia Saudita, “10 attiviste violentate e torturate in carcere”

Amnesty International ne è sicura: una decina di attiviste, tutte appartenenti all’organizzazione in questione, ha subito violenze, ma pure torture e maltrattamenti, nel mentre queste ragazze si trovavano – cosa che è tuttora attuale – all’interno dei confini dell’Arabia Saudita.

Le dieci che, stando a quello che sostiene sempre Amnesty, sono ancora soggette a un regime di detenzione, sarebbero state condotte in carcere perché si sarebbero battute – in maniera del tutto legale – per la difesa e la tutela dei diritti umani. E nel corso della detenzione avrebbero vissuto un vero e proprio calvario.

La notizia, che è stata riportata pure su Dagospia, presenta alcuni particolari macabri, come se non bastassero già le presunte vessazioni e i presunti abusi: “A un’attivista – si legge – è stato fatto credere per un mese che i suoi familiari erano morti. Due attiviste sono state costrette a baciarsi di fronte agli uomini che le stavano interrogando. A un’altra attivista è stata versata acqua in bocca mentre urlava per le torture. Altre ancora sono state torturate con le scariche elettriche“. Il quadro descritto, insomma, interesserebbe anche lla violenza psicologica oltre che quella fisica.

La persona che per Amnesty International è deputata a fare ricerche in quella zona di mondo, la responsabile Lynn Maalouf, ha aggiunto che: “Le autorità saudite hanno più volte dato prova di non voler proteggere i detenuti dalle torture e di non avere intenzione di indagare sulle denunce di tortura. Per questo chiediamo all’Arabia Saudita che gli organismi indipendenti di monitoraggio sui diritti umani siano fatti entrare nel paese e possano visitare le attiviste detenute”.

L’organizzazione umanitaria, insomma, vuole vederci chiaro e intende mettere in moto ogni meccanismo possibile per consentire alle dieci di uscire dal carcere. Poi, bisognerà indagare su quello che queste ragazze hanno subito, ma la prima richiesta che Amnesty ha presentato al governo saudita ha come oggetto la liberazione delle attiviste. Non è la prima volta che Riad viene chiamata in causa attraverso accuse di questa tipologia.

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