“Noi, ostaggi della Pubblica Amministrazione”

Gustavo Piga insegna Economia politica presso l’Università di Tor Vergata, a Roma. Di fronte al disastro della Pubblica amministrazione italiana, egli suggerisce regole efficaci per un radicale mutamento dello status quo e il taglio dei bizantinismi che ne assecondano la tetragona conservazione.

Ogni settore della PA è autoreferenziale. Prima vengono “loro”: dirigenti, funzionari, impiegati della PA; poi, nel sempre più angusto spazio che resta, i cittadini.

La narrazione degli sprechi e del caos della PA la ritroviamo nei saggi di Ostellino, Ricolfi, Rizzo e Stella, tanto per citare gli autori principali che hanno molto scritto su una materia così importante per la vita del nostro Paese (basta fare una ricerca sul Web, o recarsi dal proprio libraio, per avere a disposizione i mezzi utili all’approfondimento).

Tutto può essere emendabile qualora esista la volontà politica orientata alla soluzione del problema. Come da sempre accade in Italia, è sulla volontà politica che rischia di cadere l’asino. Gli esempi di pessima amministrazione sono molti, e facili da riscontrare: basterebbe soltanto confrontare l’incredibile differenza esistente tra il numero di dipendenti delle regioni Lombardia e Sicilia . Milioni di cittadini sanno, per esperienza diretta, cosa voglia dire Pubblica amministrazione in Italia.

Alcuni giorni fa, in un suo articolo, Ostellino ha scritto che la PA è il cancro del Paese, e nulla cambierà se non si smantellerà buona parte dell’attuale impalcatura dello Stato. C’è l’antica tradizione delle corporazioni:dal Medioevo giunsero al fascismo; Mussolini provvide a renderle elemento portante della sua concezione della politica e dello stato con la famosa Camera dei fasci e delle corporazioni, organo legislativo che sostituì la Camera dei deputati (anno 1939).

Sono passati settantadue anni, e la situazione è sotto i nostri occhi:le leggi vengono scritte ancora in funzione delle corporazioni e delle caste. La crisi è globale, ma noi facciamo di tutto per rendere ancora più difficile la soluzione. Fino a quando?

guglielmo donnini

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