Goodbye, Europa.

Le situazioni drammatiche, quando c’è il rischio di perdere tutto, fanno emergere la condizione reale di una famiglia, di un popolo, di una nazione.

Ci fu detto dello straordinario anelito di popoli che volevano, finalmente, vivere uniti nel segno della grande Europa.

L’Eldorado dell’Unione, al servizio della demagogia e del populismo, ha generato un mostro burocratico, costosissimo e ripiegato su di sé.

Tracce di democrazia, ma, soprattutto, tecnocrazia burocratica, occhiuta e paranoica.

Trionfo nella”scoperta” della lunghezza ideale di una banana e del diametro, altrettanto ideale, di un pisello.

Povertà creativa assoluta nell’irrinunziabile salvaguardia della moneta dai pericoli della speculazione.

C’è una gran voglia di fuga dall’Unione. La kermesse delle pletoriche riunioni – documentate dalle tristi foto di gruppo – sembra avere un unico fine:il rinvio.
La speculazione guadagna terreno, incontrastata. Dicono che Tremonti avesse un piano per l’uscita dell’Italia dall’euro. Magari sarà anche vero, ma non interessa.

Gli italiani sono chiamati a sacrifici senza prospettiva:l’oggi si autoconsuma; il domani, come Zelig, prende le sembianze dell’oggi, nell’impotenza di essere domani. Una “toppa” gigantesca si allarga, annullando l’ordito sottostante, distrutto dall’usura. Le manovre sono destinate a
perpetuarsi nel tempo, calate nell’iterazione dei riti e dei cerimoniali.

Un tempo, c’erano le rivoluzioni e le morti di migliaia di giovani, nel nome di un ideale. Terribile ricordarlo, terribile immaginarlo. A quel coacervo di passioni e di sentimenti, di violenza e di eroismo si è sostituita la “pacifica” convivenza con i coltelli sotto il tavolo, a tutela del proprio tornaconto. Le ideologie erano un male, e un bene. La palude dei giorni nostri è solo un male.

La violenza per la violenza ha sostituito la deprecabile violenza per gli ideali.

Siamo un mondo di vecchi che si è mangiato parte del futuro dei giovani. Adesso la politica appare un ferro vecchio, da buttare. Della politica non si può fare a meno. Di quella che ci ha accompagnati negli ultimi anni, certamente sì. Qualsiasi surrogato della politica non è la soluzione dei problemi, che restano politici, e solo dalla politica possono essere risolti.

Tutto il resto è caos e brodo di coltura della sopraffazione. Goodbye, Europa.

guglielmo donnini

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