Ma allora, anche in svezia c’era il lavoro in “nero”…

Lavoro nero, l’esempio svedese
[…] Nel 2007, il governo guidato da Fredrik Reinfeldt trovò una soluzione geniale, concedendo a chi faceva eseguire lavori in casa, nel quadro del “Progetto ROT” (Reparation – Ombyggnad – Tillbyggnad ossia Riparazioni, Ristrutturazioni ed Ampliamenti) di detrarne il 50% del costo dalla denuncia dei redditi previa esibizione di regolare ricevuta fiscale.

Il limite massimo consentito è di 11.000 euro all’anno, ma non esiste un limite per quanto riguarda il numero di anni in cui può essere ultilizzato. Non solo, ma la stessa concessione è stata fatta per i servizi a domicilio quali le pulizie, l’assistenza agli anziani, il giardinaggio, la preparazione dei cibi e la cura dei bambini. Unica condizione: le prestazioni devono essere fornite da ditte registrate presso le Camere di Commercio e fornite di partita IVA.

Nel giro di due anni, c’è stato un aumento del 78 per cento delle piccole imprese “emerse” e, secondo le statistiche fornite dalla Confindustria svedese (Företagarna) il 17 per cento delle ditte già in precedenza registrate ha evitato di licenziare personale ed il 7 per cento ha assunto personale nuovo grazie all’aumento del fatturato con il “Progetto ROT”. In tutto, si calcola che ben 60.000 persone abbiano trovato un lavoro regolare, ben remunerato e con versamento di contributi in piccole aziende che in passato esistevano soltanto come un numero di telefono. […] Le detrazioni dalle denunce dei redditi hanno fatto diminuire di 3 miliardi di corone le entrate del fisco, ma l’IVA e le imposte sui salari – un tempo “inesistenti” – hanno fatto incamerare all’erario svedese 7 miliardi in piú con un guadagno netto di 4 miliardi di
corone. E tutto per merito di fatture emesse alla luce del sole, senza sotterfugi.

Francesco Saverio Alonzo

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