Nessuno deve chiudere – Indennizzi, non elemosina

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LETTERA APERTA ALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIE INDUSTRIA, ARTIGIANATO, COMMERCIO, TURISMO E SERVIZI.

Ritengo doveroso mettere a disposizione vostra e dei vostri associati le mie conoscenze giuridiche affinchè possano essere valutate e utilizzate per il bene dell’Italia e degli Italiani.onomica non la possono pagare solo le piccole e medie imprese e lavoratori autonomi, cui è stato imposto l’obbligo di chiudere le attività.

Una pur “ legittima ” norma da parte del Governo in difesa del precipuo diritto alla salute e che ha imposto il blocco delle attività non può dannegggiare irrimediabilmente milioni di partite IVA, imprese, autonomi, commercianti,artigiani.
Lo Stato ha l’obbligo giuridico di tenerli indenni dai patiti e patendi danni, provvedendo a corrispondere l’equo indennizzo così come sancito dall’art. 2045 c.c..
Non provvedendo in tal senso lo STATO viola precise disposizioni di legge e.per non indennizzare veramente le partite IVA, gli autonomi, imprese, commercianti e professionisti, spinge cittadini incolpevoli ad adire i Tribunali per il riconoscimento dei propri diritti.

Lo Stato Italiano e per esso il Governo è ad oggi gravemente inadempiente mettendo in campo misure economiche di ristoro di scarsa rilevanza per le menzionate categorie e non quelle risolutive che dovrebbe adottare in virtù di quanto statuito dall’art. 2045 c.c..
Emerge quindi la necessità di affermare l’esistenza di un rapporto giuridico tra i soggetti di cui alle sopracitate categorie, (creditori) e lo Stato (debitore), significando
che lo Stato deve erogare liquidità concreta e salvare dal fallimento tutte quelle imprese e lavoratori autonomi che con le proprie norme ha spinto verso il suicidio si spera solo economico.

E’ molto probabile che i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi presi dalle problematiche quotidiane non hanno compiuta cognizione dei diritti loro riconosciuti dalla legge e dell’obbligo in capo allo Stato di indennizzare e risarcire quanti hanno dovuto rinunciare al proprio lavoro e alla propria fonte di reddito onde la necessità della presente lettera aperta. I rappresentanti delle sopracitate categorie dopo oltre due mesi di blocco delle attività e dopo la promulgazione di decreti che distribuiscono briciole finanziarie in rapporto agli ingenti danni subiti farebbero bene pertanto a formalizzare le richieste in termini giuridici.
SI DISINNESCHI LA BOMBA SOCIOECONOMICA CHE STA PER ABBATTERSI SUL PAESE.

POTENZA il 26 Maggio 2020 Avv. Grazia Antonio Romano

 

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