Rischio coronavirus, scarcerato boss dei narcos che mandava bambini a spacciare

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La gestione della piazza di spaccio più importante del Napoletano, una finta collaborazione con la giustizia, un pentimento lampo ma reale, un processo per omicidio che è tornato in Appello dopo una clamorosa assoluzione e una pena per aver corrotto carabinieri quasi del tutto scontata. Un curriculum criminale completo, come scrive il Mattino di Napoli

Lui è Franco Casillo, 47 anni, noto negli ambienti della camorra come «’a vurzella», potente boss del traffico di droga di Boscoreale, alleato dei clan di provincia e dei quartieri dello spaccio di Napoli. Da un mese esatto ha beneficiato della liberazione anticipata, prevista dal decreto legge che con l’emergenza coronavirus ha dato il via libera ai detenuti che dovevano scontare meno di diciotto mesi di carcere. Oggi Casillo è un sorvegliato speciale con obblighi precisi da rispettare e un comportamento – finora – da perfetto ex detenuto rieducato.



Il suo nome non è comparso negli elenchi dei mafiosi italiani scarcerati con l’emergenza Covid-19. La sua scarcerazione è passata sottotraccia, come se si trattasse di un detenuto qualsiasi. Eppure, Franco Casillo non lo è. L’Antimafia lo ritiene un boss, un uomo capace di gestire un intero quartiere di edilizia popolare, il Piano Napoli di Boscoreale, e di trasformarlo in una piazza di spaccio H24, con turni, centinaia di uomini tra pusher e vedette attivi giorno e notte, ragazzini arruolati prima dei 10 anni per «lavorare» nell’organizzazione. E, soprattutto, un boss capace di «ingaggiare» anche uomini delle forze dell’ordine, corromperli e ottenere favori importanti, tanto da avviare una sorta di trattativa Stato-camorra, offrendo il suo contributo nella cattura di importanti latitanti. […]

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