Coronavirus, lo studio: elevata carica virale in pazienti senza sintomi

Il test è stato condotto su 18 individui (nove uomini e nove donne, età media 59 anni) di Zhuhai, di cui uno asintomatico che era stato in contatto con un paziente in cura per infezione da Covid-19. Per ogni paziente, si legge su MedicalFacts, “è stata rilevata la quantità di virus (in gergo si parla di carica virale) presente nel naso e nella gola, in vari giorni successivi alla prima comparsa dei sintomi. Per il soggetto asintomatico è stato fatto lo stesso, calcolando i giorni a partire dal contatto con un soggetto infetto”.

Ebbene, dallo studio è emerso che la quantità di virus “raggiunge il picco subito dopo la comparsa dei primi sintomi”, quando la persona contagiata sta ancora bene. Ciò rende il coronavirus potenzialmente più insidioso della Sars, il cui picco virale veniva raggiunto dopo 10 giorni, quando il paziente stava invece già molto male e dunque aveva meno possibilità di avere rapporti sociali e contagiare altre persone.

Non solo: stando a quanto emerso dai test effettuati sui pazienti, il soggetto senza sintomi aveva una carica virale paragonabile ai pazienti sintomatici. Insomma, dallo studio si evicono sostanzialmente due cose: 1) la carica virale nei soggetti contagiati è ancora molto alta, se non addirittura nel suo picco, quando i pazienti stanno ancora relativamente bene e magari non sospettano di essere infetti dal Covid-19; 2) anche chi non ha sintomi può trasmettere l’infezione (sembrerebbe proprio il caso avvenuto a Codogno: il 38enne ricoverato non era mai stato in Cina).

L’unico modo di evitare il contagio, spiegano dunque Roberto Burioni e Nicasio Mancini su MedicalFacts, “è impedire che chi ha avuto contatti con le aree a rischio entri in contatto con il resto della popolazione. Questa è ormai una certezza”.

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