Emilia-Romagna, Feltri: campagna elettorale della mestizia rossa

di Vittorio Feltri

Quando due partiti lottano gomito a gomito per arrivare primi è impossibile prevedere chi vincerà. I sondaggi, che non sono il Vangelo, bensì indicatori di massima, dimostrano che per un soffio la spunterà la Lega oppure il Pd. In ogni caso, qualora Salvini non dovesse riuscire nell’impresa, il fatto stesso che la sinistra abbia dovuto battagliare fino all’ultimo respiro con gli avversari dimostra che si è indebolita e ha imboccato il viale del tramonto.

L’Emilia Romagna è stata per decenni dominata dalle bandiere rosse, ora invece è costretta a giocarsi la partita con gli ex nordisti. Ciò significa che un’epoca è finita e ne sta cominciando un’ altra assai più incerta. Se poi fosse Salvini ad aggiudicarsi il vertice della Regione, la parabola discendente dei figli del comunismo subirebbe una accelerazione brusca. A farne le spese sarebbe Zingaretti, un segretario moscio e incapace di imprimere forza innovativa al proprio gruppo allo sbando. Costui ha in animo di rifondare i democratici, desidera cambiare insegna alla bottega progressista, ma seguiterà a spacciare sempre gli stessi prodotti rancidi che non consentiranno di aumentare i “clienti”.

Il segretario in questione non è all’altezza del compito affidatogli dai compagni, come si è evinto dalla campagna elettorale appena conclusasi nella più totale mestizia rossa. Il governatore uscente, e forse rientrante, si è battuto quale leone per non cedere il passo alla Borgonzoni, però è stato costretto ad accantonare i simboli storici del Pd allo scopo di acchiappare i consensi dei cittadini neutrali. Segno che lui stesso non si fida molto del proprio partito. Qualsiasi risultato sortirà dalle urne, non credo che vi saranno conseguenze per il governo del Paese.

L’esecutivo si regge sul M5S in disfacimento e sui dem feriti e non morti, per cui Conte resterà in sella pur con l’aiuto di un branco di zombie destinati alla tomba tra alcuni anni. Il funerale dei quali non si celebrerà finché Mattarella, abile anestesista, fornirà loro l’ ossigeno onde non tirare le cuoia.

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