ONU: respingere i “migranti climatici” è violazione dei diritti umani

di Gerry Freda – Le istituzioni Onu hanno preso posizione a favore dei migranti climatici, stabilendo che chi fugge da situazioni ambientali estreme non può essere oggetto di provvedimenti di espulsione.

Il presupposto della recente decisione, presa dal Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti umani, è stato un ricorso avanzato presso tale organo da Ioane Teitiota, cittadino delle isole Kiribati, una nazione del Pacifico. Questi, ha riportato ieri la Bbc, si era infatti appellato all’organismo internazionale dopo che la sua richiesta di asilo politico, motivata dall’emergenza climatica di cui è vittima la sua patria, era stata respinta nel 2013 dagli uffici-immigrazione neozelandesi. Teitiota aveva richiesto in quell’anno lo status di rifugiato alle autorità di Wellington affermando che la sua situazione personale era analoga a quella dei migranti in fuga dalle guerre, dato che le condizioni di vita nel suo Stato insulare erano sempre più difficili a causa dell’innalzamento degli oceani favorito dal surriscaldamento globale.

Dopo il rifiuto pronunciato dalla Nuova Zelanda, l’aspirante profugo aveva quindi provato a fare valere le sue pretese di protezione internazionale rivolgendosi agli organi Onu. Anche il Comitato però, sottolinea l’emittente britannica, ha rigettato, in questi giorni, l’istanza del ricorrente, in quanto gli atolli di Kiribati non starebbero soffrendo attualmente un’emergenza ambientale tale da pregiudicare in maniera irreversibile il benessere e l’incolumità dei loro abitanti.

Tuttavia, spiega il network, l’istituzione a tutela dei diritti umani ha elaborato un principio giuridico che rischia di incoraggiare migrazioni di massa motivate proprio dai mutamenti del clima. L’affermazione del Comitato che potrebbe aprire la strada a massicci flussi di richiedenti asilo per ragioni di criticità ambientali è quella secondo cui tale categoria di clandestini non può essere colpita da decreti nazionali di espulsione.

In base al ragionamento dell’organo delle Nazioni Unite, fa sapere la Bbc, i governi che adottano la linea dura contro i migranti climatici rischiano appunto di esporre questi ultimi a“violazioni dei loro diritti umani fondamentali”.

Il principio incriminato è stato messo a punto dai componenti del Comitato presentando le catastrofi naturali come una gravissima minaccia alla dignità e alla vita delle persone e affermando di conseguenza: “Data la natura estrema del rischio che un intero Paese rimanga sommerso dall’acqua, le condizioni di vita in quella terra possono diventare incompatibili con il diritto a vivere in maniera dignitosa anche prima che tale rischio si traduca in realtà”.

Le migrazioni climatiche, rimarca l’emittente londinese, potrebbero, nel prossimo futuro, coinvolgere milioni di persone. A tale proposito, l’organo di informazione cita un rapporto stilato dalla Banca mondiale nel 2018, in cui è scritto che, da qui a dieci anni, le emergenze ambientali costringeranno ad abbandonare i loro Paesi ben 140 milioni di persone, attualmente residenti nell’Africa subsahariana, nell’Asia meridionale e in Sudamerica.

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