Si riapre la mangiatoia dell’accoglienza. Governo Pd-M5s stanzia 6mila euro a immigrato

di Antonella Aldrighetti – Roma Il governo giallorosso ripristina a tutti gli effetti la protezione umanitaria, abolita con il primo decreto Sicurezza, e mette in campo diversi programmi di aiuto destinati a quanti, stranieri con la scadenza del titolo a fine anno, sarebbero stati considerati clandestini. E invece, da adesso in poi, partiranno periodicamente progetti pertinenti a favorire l’integrazione e l’inclusione di quanti immigrati sono ritornati a essere titolari di protezione umanitaria. Anche con tanto di proroga su eventuali scadenze.

Peraltro il cambio di passo del governo giallorosso senza di fatto l’abrogazione della legge 113/2018 voluta da Matteo Salvini, viene anche legittimato dal Tar del Veneto che conferma, ai migranti richiedenti asilo prima dell’entrata in vigore del decreto Sicurezza, di mantenere la protezione umanitaria e avere il diritto all’accoglienza. Ed ecco che quello che sarebbe potuto essere un problema viene risolto con poche righe su una circolare. Quanto invece al proseguimento dell’accoglienza di costoro sono già pronte le risorse finanziarie.

Per i primi 1.400 stranieri appena sfornati dai centri di accoglienza è stato già predisposto il primo intervento: costa alle casse dell’erario 8,3 milioni (precisamente 8.296.880) e riguarda aiuti abitativi, lavorativi, sociali nonché l’accompagnamento amministrativo per orientarsi nella palude della burocrazia italica e sarà in vigore fino al 30 giugno 2020. Un supporto che, stando ai numeri vale circa 6.000 euro a immigrato. Una bella somma ma, a quanto scrive il Viminale sul documento per realizzarlo e motivarlo, questo progetto è per «prevenire il rischio di una emergenza sociale sul territorio a causa della cessazione delle misure di presa in carico sia delle persone ancora accolte che di quelle portatrici di specifiche vulnerabilità».

Affianco a queste considerazioni d’impatto collettivo ce ne sono alcune supportate da una precisa valutazione statistica. Il ministero dell’Interno stima che i prossimi progetti riguarderanno altri 3.820 stranieri ai quali nel prossimo trimestre sarà in scadenza il titolo per rimanere in Italia. Sicché, per non fare torto a nessuno, anche costoro verranno inseriti nei nuovi programmi di aiuto umanitario. Il costo? Quasi triplicato ovviamente: 22,6 milioni di euro.

Quello che invece lascia perplessi è il risultato dei progetti attuati: su 3.820 immigrati titolari di protezione umanitaria solo una sessantina stima il Viminale avranno trovato una soluzione abitativa autonoma e sempre tra questi, solo una sessantina risulteranno inseriti in un contesto lavorativo definito. Quanto agli altri, ossia la stragrande maggioranza, nella determinazione a procedere del dipartimento Libertà civili e immigrazione, non v’è una risposta adeguata. Niente di più facile però che nuovi progetti verranno aggiornati e altri fondi verranno elargiti.

Del resto non è nuovo il Viminale a integrazioni e addendum. Negli ultimi giorni il Consiglio italiano per i rifugiati, l’organizzazione umanitaria nata nel 1990 e presieduta da Roberto Zaccaria, è stata destinataria di un incremento di denari pari a 900 mila euro per realizzare un programma che favorisca i rimpatri volontari assistititi (Rva). La onlus già aveva ricevuto ben oltre un milione di euro per il progetto qualche mese fa ma poiché «ha rappresentato di voler richiedere un ampliamento del target numerico dei destinatari di Rva previsti dalla proposta originaria in considerazione della crescente domanda di Rva nonché del numero di richieste registrate in piattaforma» si è arrivati a elargire fino a 2.024.970.

Una misura che potrebbe essere quanto mai discutibile visto che per accedere ai fondi ministeriali si partecipa all’apposito bando di gara. Già, curioso. In questo caso invece si potrebbe avanzare, per il convenuto, un pagamento a piè di lista.

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