L’elemosiniere di Bergoglio non ha mai pagato le bollette del palazzo occupato

Francesco Borgonovo per “la Verità”

Il primo comandamento del decalogo delle sardine recita: «I numeri valgono più della propaganda e delle fake news». Giusto: parliamo allora di numeri e di bugie. Il numero è 300.000, cioè l’ ammontare in euro delle bollette non pagate da Spintime Labs, il «centro culturale» in cui le sardine si sono riunite domenica per stilare il loro programma sotto vuoto. La bugia, invece, è quella del cardinal Bolletta, al secolo Konrad Krajewski, l’ Elemosiniere del Papa.

Il monsignore, lo scorso maggio, ruppe i sigilli dello stabile occupato in via di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, per riattivare le utenze che erano state bloccate. Arrivò addirittura a calarsi in un pozzo per consentire all’ edificio di riavere l’ elettricità. «Da questo momento, da quando è stato riattaccato il contatore, pago io, non c’ è problema», ribadì il monsignore. «Non voglio che diventi una cosa politica, io faccio l’ elemosiniere e mi preoccupo dei poveri, di quelle famiglie, dei bambini.

Intanto, hanno luce e acqua calda, finalmente. Adesso tutto dipende dal Comune, aspettiamo che riaprano gli uffici». Piccolo problema: il cardinal Bolletta non ha sganciato un euro. Come ha scritto ieri il Messaggero, «nessuno ha pagato il maxi debito, ma soprattutto non è più possibile registrare i consumi elettrici mensili: il contatore, infatti, è stato blindato con una catena e ai tecnici di Acea viene impedito di visionare gli effettivi consumi».

Sono notizie di cui La Verità ha avuto conferma: per i tecnici di Acea, la multiutility romana dei servizi, è rischioso anche solo avvicinarsi al contatore, cosa che gli occupanti non gradiscono. Quanto al debito, le centinaia di migliaia di euro (che continuano ad aumentare) non andrebbero versate ad Acea, ma a Hera. Stiamo parlando di un’ altra multiutility con sede a Bologna, controllata da un patto di sindacato al quale aderiscono 118 Comuni e che conta 198 azionisti pubblici.

Gran parte delle amministrazioni coinvolte, per altro, sono emiliano-romagnole, quindi il bolognese Mattia Santori e i suoi colleghi – legittimando l’ occupazione a sbafo – stanno causando un danno ai loro concittadini. Lorenzo Donnoli, la sardina capo di Ferrara, ieri ha difeso con vigore la decisione di riunirsi nello stabile occupato. Lo stesso Santori ha dichiarato: «Conoscevamo la situazione e la storia di questo immobile, ma abbiamo deciso di presentarci qui proprio perché vogliamo stare dalla parte dei più deboli».

Solo che, in questo caso, i «più deboli» sarebbero il compagno Tarzan di Action, il movimento antagonista che gestisce le occupazioni romane, e i suoi allegri compagni di militanza. Fu sempre il Messaggero, tempo fa, a spiegare che l’ occupazione del palazzo romano garantiva ad Action «un flusso di denaro superiore a 250.000 euro l’ anno, tra parte ludica e affitti versati dai 450 occupanti. Anche qui, tutto in nero.

Le attività della discoteca (capienza oltre 1000 persone: e poco importa che non ci siano uscite di emergenza o impianto antincendio) e del ristorante, ma anche della scuola per birrai, o ancora, dei corsi di milonga, della sala cinematografica, sono ampiamente pubblicizzate sui social». Già, perché all’ interno di quel palazzo si svolgono (a pagamento) attività ludiche e di intrattenimento, che grazie all’ intervento del cardinal Bolletta hanno potuto continuare senza problemi.

Vale la pena di ricordare anche un altro piccolo particolare. Il monsignore elettricista riattaccò le utenze a maggio. In giugno, su Avvenire, il quotidiano dei vescovi, comparve uno stravagante appello. Su Popotus, l’ inserto dedicato ai bambini, fu pubblicato un articolo che celebrava l’ impresa del cardinale. Nel pezzo si spiegava che Krajewski aveva «lasciato un biglietto: alla bolletta non pagata ci penso io».

Il passaggio più interessante, però, era quello in cui ai piccoli lettori di Avvenire si chiariva in che modo il cardinale avrebbe trovato il denaro necessario a pagare il debito: «La risposta la conosciamo molto bene noi di Avvenire: perché ogni anno diamo una mano a raccogliere in tutte le parrocchie italiane le offerte della gente per la Carità del Papa, cioè quel salvadanaio del quale solo il Papa tiene la chiave e che gli serve proprio per pagare operazioni come quella di Roma, e un’ infinità di altre in tutto il mondo».

Insomma, il quotidiano dei vescovi sosteneva che la bolletta sarebbe stata pagata con i soldi delle elemosine. Non solo: Avvenire invitava i bimbi a contribuire: «Domenica 30 giugno», scrisse Popotus, «sarà la Giornata per la Carità del Papa: se nella tua parrocchia raccolgono le offerte per questo scopo siamo sicuri che darai una mano a Francesco anche tu».

Immaginiamo che qualche bambino di buon cuore abbia rotto il salvadanaio e abbia versato i soldini, o si sia rivolto a mamma e papà per farsi dare qualche spicciolo da donare in parrocchia. Chi chiediamo: dove sono finiti quei soldi? Da Hera fanno sapere che, fino a non molto tempo fa, nessun pagamento era ancora giunto. Acea nemmeno riesce a leggere più il contatore.

Intanto le attività del «centro culturale occupato», comprese quelle di intrattenimento, vanno avanti in serenità. E le sardine si ritrovano a concionare illuminate dalla corrente pagata dagli italiani. Speriamo che a Natale Santori e soci mandino almeno un regalino al cardinal Krajewski. Magari un bel pesce balla.

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