Pakistano che ha violentato due bambine aveva ottenuto protezione dichiarandosi gay

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Il pachistano finito in manette stamane a Viterbo con l’accusa di violenza sessuale su due ragazzine di 11 e 13 anni era regolare sul territorio nazionale per decisione del tribunale di Firenze. Lo straniero, infatti, aveva ottenuto la protezione dichiarando di essere omosessuale. L’ordinanza a favore dell’extracomunitario è del 5 aprile 2017. Nel primo semestre di quell’anno, secondo fonti del Viminale, il tribunale toscano aveva accolto l’87,5% dei ricorsi di chi non vuole lasciare l’Italia.

È proprio in questo tribunale che, ad agosto 2017, è stata istituita la sezione specializzata sull’immigrazione presieduta dalla dottoressa Luciana Breggia, relatrice della sentenza che ha escluso il Ministero dell’Interno dal giudizio sull’iscrizione anagrafica di un immigrato.



La dottoressa Breggia è il magistrato che ha partecipato a dibattiti con le Ong, presentato un libro contro i respingimenti e i porti chiusi e in un dibattito sul tema “Migranti alla frontiera dei diritti. Una questione storica-giuridica-culturale” dell’8 aprile 2019 ha sostenuto che “nessuno è clandestino sulla terra”. La Breggia, inoltre, viaggio in Italia per denunciare quello che per lei è la “deumanizzazione delle migrazioni”. […]

Per quanto riguarda la situazione del pachistano arrestato stamane a Viterbo, la commissione territoriale aveva respinto la richiesta di asilo dell’extracomunitario ma l’immigrato aveva fatto ricorso. Tenuto conto della gravità dei fatti, grazie al Decreto Sicurezza, verrà richiesta alla Commissione nazionale la revoca del permesso che comunque scade il 24 luglio 2019. E così, fatte salve le esigenze cautelari, il pachistano potrà essere espulso dall’Italia.

All’attacco della sentenza del tribunale di Firenze che ha dato protezione al pachistano è andato anche il senatore Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. “La terribile vicenda di Viterbo, dove un immigrato pakistano ha violentato due 14enni, è ancora più ripugnante pensando al fatto che questo individuo era stato accolto in Italia in quanto si era dichiarato omosessuale e per questo a rischio nel caso fosse rimandato in Pakistan. Ora in Pakistan tornerà subito perché verrà espulso e a questo punto affari suoi se correrà rischi o meno, la cosa non ci riguarda. Ma resta il dramma di queste sue bambine violentate e la preoccupazione pensando che altre migliaia di immigrati avranno ottenuto la medesima protezione semplicemente dichiarando di essere omosessuali. Adesso però auspico che la sezione del Tribunale di Firenze che nell’aprile 2017 ha concesso la protezione a questo individuo, e che nel primo semestre del 2017 ha accolto l’87,5% delle domande di protezione, rifletta sulle conseguenze tragiche delle loro scelte, di cui sono responsabili”.

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