Antonio Maria Rinaldi: «Il sistema Euro va cambiato o imploderà»

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L’Euro va cambiato altrimenti imploderà. Dopo Borghi e Bagnai, a rinforzare la schiera di economisti critici in quota Lega arriva Antonio Maria Rinaldi, candidato alle prossime elezioni europee nel centro Italia. In questa chiacchierata per Money.it non manca il suo spirito battagliero e schietto che lo ha reso popolare nei salotti televisivi.

L’Euro va cambiato altrimenti imploderà. Dopo Borghi e Bagnai, a rinforzare la schiera di economisti critici in quota Lega arriva Antonio Maria Rinaldi, candidato alle prossime elezioni europee nel centro Italia. In questa chiacchierata per Money.it non manca il suo consueto spirito battagliero e schietto che lo ha reso popolare nei salotti televisivi.

Si può cambiare veramente l’Europa dall’interno?

Sono una persona democratica e rispettosa della Costituzione a cui ho giurato fedeltà quando ho fatto il servizio militare. Non ci sono altre vie. L’alternativa sarebbe andare con le mazze ferrate o con i carri armati? Assolutamente no, bisogna utilizzare le stesse armi di cui si avvale l’Ue. Possiamo modificare i meccanismi europei rendendoli compatibili con le nostre esigenze. Se sarò eletto mi adopererò su questa via.

Cosa deve essere soprattutto cambiato?

Bisogna tornare alle promesse iniziali dell’Europa, in cui il cittadino e l’economia reale dovevano essere messi al centro dell’attenzione. Alcuni Paesi hanno considerato l’avventura europea come un qualcosa di secondario o sussidiario, mentre i destini europei si decidevano a Strasburgo, Bruxelles e Francoforte. La colpa è stata anche la nostra se ci siamo ritrovati nella condizione di non avere peso contrattuale nei tavoli europei. Il difetto principale degli italiani è quello di lamentarsi solo dopo aver firmato gli accordi senza agire quando si poteva intervenire per modificarli. L’azione della Lega e la mia, in caso di elezione, sarà questa: contribuire a determinare ciò che coinvolge direttamente il nostro Paese, altrimenti a giochi fatti è inutile lamentarsi. Quando i partner europei ci rinfacciano di aver firmato accordi che ora non vorremmo più rispettare hanno pienamente ragione. Dobbiamo agire prima della stesura di accordi e regolamenti, contribuendo a determinarli ed a scriverli. Questa sarà la mia azione.

L’Euro è un processo irreversibile?

L’Euro è nato con un’architettura tale da renderlo blindato, senza però un cambio di rotta il suo destino è ormai segnato. L’Euro doveva essere il complemento finale di un’effettiva integrazione che però non è mai arrivata a ben 27 anni di distanza da Maastricht. Doveva essere la ciliegina sulla torta ad integrazione avvenuta. Sono stati adottati anche dei meccanismi automatici per poter rendere sostenibile l’Euro che però, se rimarranno immutati, accelereranno la sua fine. Bisogna trovare un sistema condiviso dai vari Paesi, in grado di essere proficuo per tutti. Bisogna agire anche nei confronti della Bce: il mandato che prevede la stabilità dei prezzi con dei target inflattivi al 2% se fosse sostituito da obiettivi occupazionali sarebbe decisamente più produttivo soprattutto per l’Italia.

La moneta fiscale potrebbe far tornare una piccola sovranità?

Ci sono molti progetti di moneta fiscale, parallela ed alternativa. Sono solo dei mezzi per poter ricevere in parte quello che l’Euro non riesce a dare. Eventuali iniziative vanno viste in modo positivo ma non dobbiamo affidarci solo a questi escamotage per risolvere il problema Euro, che è molto più profondo. La moneta è un mezzo di politica economica. L’Euro è l’unico modello strutturato in una certa maniera. Cerchiamo di prendere esempio dagli altri Paesi che hanno risultati superiori al nostro.

Come è nata la candidatura con la Lega, è arrivata direttamente la chiamata di Salvini?

Conosco Matteo Salvini e gli amici della Lega da molto tempo. Alcuni sono stati da tempo cooptati come Bagnai e Borghi. È stato quasi naturale chiedermi di portare le tematiche che ho sempre sostenuto direttamente nei tavoli europei. Salvini è stato l’unico leader politico ad offrirmi un seggio da conquistare a Bruxelles. Avrà pensato: è il momento di rendere esecutive le mie idee. Lo ringrazio per questa manifestazione di fiducia, sperando di tramutare la mia candidatura in un successo, anche per il Paese. L’Italia ha delle potenzialità molto forti che non siamo stati ancora bravi a sprigionare. Ci proverò e metterò tutto il mio impegno in questo.

C’è un argomento sul quale le piacerebbe alzare la voce in Europa una volta eletto?

La mia stella polare sarà soprattutto quella di intraprendere quelle politiche necessarie a creare e sostenere l’occupazione per dare un futuro ai nostri figli, ai nostri giovani. Poi ci sarà da ribadire il ruolo non negoziabile del nostro primato nelle piccole medie imprese e nel made in Italy. Lo zampino dell’Europa non è stato benefico nei nostri confronti, andrò a difendere le nostre produzioni, ribadendo che piccolo è bello. Le norme non vanno fatte soltanto per le grandi multinazionali ma anche per salvare il piccolo mondo imprenditoriale del quale andiamo orgogliosi Ci teniamo tanto a mantenerlo e rafforzarlo.

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