Benedetto XVI: origine della pedofilia va ricercata nella rivoluzione sessuale del ’68

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L’origine del dramma degli abusi sessuali sui minori va rintracciato nella rivoluzione sessuale del 1968, secondo Benedetto XVI. Alcune testate conservatrici (Catholic News Agency, Catholic Herald) hanno pubblicato un nuovo testo inedito che il Papa emerito ha scritto dopo il vertice voluto da Papa Francesco con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, a febbraio, nel quale Ratzinger torna a proporre una sua diagnosi del problema, in linea peraltro con quanto aveva già scritto, all’epoca in cui era regnante, in una lettera ai cattolici irlandesi.

Tra le libertà che la rivoluzione del 1968 ha tentato di combattere c’era la totale libertà sessuale, una libertà che non concedeva più alcuna norma“, scrive Benedetto XVI. “Il collasso mentale era anche connesso ad una propensione alla violenza. E’ per questo che sugli aerei non sono erano più ammessi film di sesso perché poteva esplodere la violenza tra la piccola comunità dei passeggeri. E poiché anche l’abbigliamento di quel tempo provocava aggressione, anche i presidi delle scuole hanno tentato di introdurre uniformi a scuola per facilitare un clima di apprendimento.



Parte della fisionomia della rivoluzione del 68 è stata che la pedofilia è stata diagnosticata come permessa e appropriata”. Secondo Ratzinger, inoltre, dopo il Concilio vaticano II (1962-1965) “la teologia morale cattolica ha sofferto un collasso che ha reso la Chiesa indifesa contro i cambiamenti nella società”.

Nel lungo articolo, il Papa emerito, che precisa di aver pubblicato queste “note” dopo aver sentito il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e lo stesso Papa Francesco, esordisce tracciando dapprima un quadro complessivo della società e afferma che “nei venti anni dal 1960 al 1980, i precedenti standard normativi relativi alla sessualità sono collassati interamente, ed è nata una nuova normatività che da quel momento è stata il soggetto di elaborati tentativi di spaccatura“.

Nella seconda parte “sottolineo gli effetti di questa sitazione sulla formazione dei preti e nelle vite dei preti”. E nella terza parte “vorrei sviluppare alcune prospettive per una risposta appropriata da parte della Chiesa”. L’articolo si conclude con un ringraziamento a Papa Francesco.



   

 

 



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