Genova, ecuadoriano uccide la moglie: pena dimezzata perché lei lo aveva ‘illuso’

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Ancora un altro caso di omicidio “per colpa” della vittima. Dopo il caso dell’uomo di Riccione che si è visto dimezzare la pena per aver ucciso l’ex nel pieno di una “tempesta emotiva”, a Genova un altro si è visto condannare a soli 16 anni (contro i 30 richiesti dall’accusa) perché “illuso” dalla compagna.

Come racconta Tgcom24, lo scorso aprile il 52enne operaio ecuadoriano Javier Napoleon Pareja Gamboa accoltellò la moglie Jenny Angela Coello Rayes, 46 anni, nel loro appartamento dopo aver scoperto che la donna non aveva lasciato l’amante. Tre mesi prima lui aveva scoperto il tradimento ed era tornato in Ecuador. Poi, dopo che la donna aveva giurato di aver troncato l’altra relazione, era tornato in Italia. Infine l’omicidio.



Ma per i giudici la “colpa” fu quasi della donna: “L’uomo non ha agito sotto la spinta della gelosia, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l’ha illuso e disilluso allo stesso tempo“, sottolinea la sentenza, “È stato moddo da un misto di rabbia e disperazione, profonda delusione e risentimento, ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile“.

“Ho perso la testa”, aveva raccontato l’uomo, “Abbiamo discusso e io non ho capito più nulla. Ho preso un coltello dalla cucina e l’ho colpita. Poi sono scappato. Ho buttato il coltello da un ponte, ma non ricordo dove. E ho vagato per due giorni, non mi ricordo nulla di dove sono andato, come ci sono arrivato. Sabato sera abbiamo cenato, poi abbiamo visto un film. E abbiamo discusso della sua relazione extraconiugale. Non era la prima volta che aveva una relazione con altri. La discussione è degenerata e l’ho uccisa. Ma io l’amavo, l’ho sempre amata nonostante tutto”.

“Il contesto in cui il suo gesto si colloca vale a connotare l’azione, in un’ipotetica scala di gravità, su un gradino più basso rispetto ad altre”, sottolinea il giudice. Tra l’altro la sentenza non potrà essere impugnata dal momento che il figlio della coppia e gli altri parenti della vittima, parti civili nel processo, hanno ricevuto il risarcimento richiesto.

 



   

 

 



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