Vaccini difettosi: Pechino reprime protesta delle vittime, attivista scomparsa

C’è preoccupazione per la sorte della 38enne Tan Hua, attivista di Shangai tra le organizzatrici di una protesta in piazza Tiananmen per chiedere il risarcimento alle famiglie delle vittime dei vaccini difettosi, che sarebbero in circolazione negli ospedali cinesi dal almeno quattro anni. La donna, affetta da disabilità ed attacchi di epilessia, era stata fermata, assieme ad almeno altri nove manifestanti, dagli agenti in borghese che sono intervenuti non appena era cominciata la dimostrazione a Pechino lo scorso 3 settembre. Mentre tutti gli altri manifestanti sono stati rilasciati, Tan Hua sarebbe l’unica di cui non si hanno avuto più notizie.

I vaccini difettosi dell’azienda di Stato – Lo scorso luglio le autorità cinesi hanno ammesso che durante un programma di vaccinazione finanziato dal Governo sono state iniettate dosi di siero difettoso. L’azienda Changsheng Biotechnology avrebbe venduto oltre 250mila vaccini potenzialmente pericolosi per la salute che sono stati prodotti dal Wuhan Institute of Biological Products, casa farmaceutica di Stato. Tan Hua sosteneva di essere vittima di un vaccino anti-rabbia somministratole nel 2014. He Fangmei, un altro attivista arrestato ma che ha fatto rientro a casa, protestava invece per vedere riconosciuto un risarcimento a sua figlia, rimasta parzialmente paralizzata dopo che le è stato iniettato un vaccino qualche mese fa.



Le proteste silenziate

Altri attivisti denunciano il pugno di ferro delle autorità, che sarebbero anche intervenute per mettere al bando un gruppo su WeChat, il WhatsApp cinese, che riuniva 300 persone tra familiari e vittime del siero incriminato. Il Governo ha reagito allo scandalo dei vaccini con l’immediato licenziamento di alcuni alti ufficiali degli enti statali di sicurezza sanitaria e l’arresto della presidente della Changsheng Biotechnology insieme a una dozzina di suoi collaboratori. Il presidente cinese Xi Jinping ha rassicurato sulle intenzioni del Governo di “investigare fino in fondo” e di “dare una risposta efficace alle preoccupazioni della popolazione”. Dal canto loro i parenti delle vittime continuano a chiedere una nuova legislazione sui vaccini e maggiori informazioni sulla loro sicurezza.

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