Savona difende la Manovra: faremo crescere l’economia del 3%

TiscaliNews

Paolo Savona non ci sta. Il noto economista, che il governo del Cambiamento voleva all’Economia e che poi è stato dirottato agli Affari europei dopo lo stop di Mattarella, difende la Manovra approvata dall’esecutivo di cui fa parte. In un intervento pubblicato da Il Fatto Quotidiano ha illustrato i dettagli del documento approvato dal Cdm e spiegato perché a suo avviso l’impatto sui conti pubblici sarà positivo. La chiave di volta è la crescita economica. Che grazie alle misure previste in Manovra salirà al 3% assicurando la sostenibilità del deficit al 2,4% e il calo del debito pubblico. Ecco i passaggi fondamentali della nota inviata al giornale diretto da Marco Travaglio.

Il rispetto del Contratto

“Per una valutazione corretta delle scelte effettuate dal Consiglio dei ministri …. va innanzitutto ricordato che il programma di politica economica e finanziaria del governo è coerente con il contratto di governo”.

L’obiettivo della crescita

“Gli strumenti inseriti “perseguono lo scopo di colmare il gap di crescita reale del Pil rispetto al resto d’Europa senza danni per la stabilità dei prezzi, anzi contribuendovi caricando sui conti pubblici l’onere dell’aumento dell’Iva necessario per colmare il deficit tendenziale del precedente governo”.

Il problema dei poveri

“Il governo ha ereditato 5 milioni di poveri i cui bisogni di sopravvivenza sono impellenti già da ieri; tra questi vi sono parte del 10 per cento dei lavoratori disoccupati, di cui un numero socialmente inaccettabile di giovani. Il reddito e la pensione di cittadinanza, nonché il pensionamento anticipato perseguono l’obiettivo di attenuare le difficoltà di questa parte della popolazione, come impongono le regole della convivenza di una nazione civile”.

Il rallentamento dell’economia italiana

“La situazione della crescita reale volge al peggio a causa dei mutamenti nelle condizioni del commercio internazionale da cui dipendono le sorti delle nostre esportazioni, tuttora il punto di forza della nostra economia. L’anno in corso dovrebbe registrare una crescita reale dell’1,5 per cento e le previsioni di consenso per il 2019 sono nell’ordine dell’1 per cento. Se non si vuole un peggioramento dell’economia e un aumento delle condizioni di povertà e di disoccupazione occorre attivare nuovi interventi di politica fiscale”.

L’attivazione di massicci investimenti

“L’ideale sarebbe quello di attivare massicci investimenti, nell’ordine dei risparmi in eccesso degli italiani, pari a circa 50 miliardi di euro, presenti da alcuni anni nella nostra economia”.

Riattivare il settore delle costruzioni

“Occorre riavviare il secondo motore della nostra economia, quello delle costruzioni, il cui spegnimento ha largamente contribuito alla crisi. Le condizioni di realizzazione di questi investimenti sono state trascurate, ponendo vincoli interni ed esterni alla loro realizzazione. È ragionevole pensare che nel solo 2019 si possa raggiungere un aumento degli investimenti nell’ordine di almeno l’1 per cento di Pil, di cui la metà su iniziativa dei grossi centri produttivi di diritto privato dove lo Stato ha importanti partecipazioni”.

La crescita al 3%

“L’attuazione di questi stimoli alla domanda aggregata, tenuto conto dei moltiplicatori della spesa, può portare a una crescita nel 2019 di circa il 2 per cento e crescere ancora di mezzo punto percentuale all’anno, raggiungendo quella soglia minima del 3 per cento necessario per guardare al futuro dell’occupazione e della stabilità finanziaria del Paese che una crescita intorno all’1 per cento annuo non garantirebbe”.

Il calo del debito

“Se la sostenibilità del debito pubblico italiano viene giudicata sulla base del rapporto tra debito pubblico e Pil, va constatato che esso si ridurrà nel corso dell’intero triennio, dato che la crescita del Pil nominale resterà in modo permanente al di sopra del 2,4 per cento del deficit di bilancio”.

Il controllo dei rischi

“Poiché il governo è composto da persone che capiscono i rischi finanziari, ma anche avvertono i gravi pericoli dovuti a un peggioramento della crescita, l’attuazione del programma di governo sarà oggetto di un costante monitoraggio per verificare se gli andamenti dell’economia e della finanza restano coerenti con gli strumenti attivati; tutto ciò a cominciare dal 31 dicembre 2018, ancor prima dell’avvio del programma”.

Fiducia nel giudizio positivo del mercati

“Sono certo che il mercato valuterà in positivo le scelte fatte riconoscendo al governo il beneficio della razionalità che alimenta la speranza del mantenimento di una stabilità politica non meno preziosa della stabilità di bilancio”.

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