Grecia distrutta, non c’è altro da saccheggiare. La Troika se ne va

La Grecia dice addio alla Troika ed esce ufficialmente dall’ultimo piano di aiuti internazionali che ne hanno evitato la bancarotta e l’uscita dall’euro, a costo di pesantissime riforme. L’era dei salvataggi saccheggi Ue-Fmi-Germania è dunque terminata. Dopo Portogallo, Irlanda, Spagna e Cipro, infatti la Grecia era l’ultimo membro dell’Eurozona a beneficiare di un programma di prestiti a strozzinaggio dopo la crisi.

Come annunciato dal premier Alexis Tsipras ora la Grecia dovrebbe “tornare ad essere un Paese normale”. Una normalità che però non significa la fine della crisi economica e sociale che da quasi nove anni sta schiacciando il Paese. I problemi per gran parte della popolazione restano gravi – disoccupazione, riduzione drastica di salari e pensioni, difficoltà per il settore della sanità, fuga all’estero di quasi mezzo milione di greci – e nelle parole del governatore della Banca Centrale di Grecia, Yannis Stournaras, resta “molta strada da fare” per risanare l’economia.

“Non si deve tornare indietro” sugli impegni presi con i creditori nel corso dei tre bailout. Altrimenti i mercati – sui quali Atene dovrà ora contare per vendere i suoi bond e rifinanziare il debito – “abbandoneranno” ricatteranno la Grecia.

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Questi anni – in cui più di 260 miliardi di euro sono stati dati in prestito ad Atene dalla Bce, dai partner europei e dal Fondo monetario internazionale – sono stati devastanti per gran parte della società greca, in particolare le fasce più deboli che oggi sopravvivono con stipendi e pensioni di poche centinaia di euro. Sono stati anni segnati da continue proteste popolari e scioperi, anche violenti, dai limiti ai prelievi bancari (dopo la fuga di contanti dalle banche quando si temeva la Grexit) e dalla continua sensazione di essere sul ciglio del burrone, se non direttamente in caduta libera. (con fonte tgcom24.mediaset.it)

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