Tribunale: chi evoca la jihad non sempre compie atti terroristici

BRESCIA – “L’evocazione della guerra santa non necessariamente si risolve nella creazione di strutture organizzative volte al compimento di atti terroristici“. Lo scrive il Tribunale del Riesame nell’ordinanza con la quale ribadisce che mancano i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Gaffur Dibrani, kosovaro di 24 anni arrestato per apologia del terrorismo dalla Digos a Fiesse, in provincia di Brescia, a novembre, poi rimesso in libertà dallo stesso Riesame e infine espulso dall’Italia su intervento del ministero degli Interni.

Il nuovo pronunciamento del Riesame era stato disposto dalla Cassazione che aveva contestato l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. Sul computer del giovane, da dieci anni in Italia e residente in un’abitazione messa a disposizione dall’amministrazione comunale di Fiesse, gli investigatori avevano trovato video riconducibili alla jihad, al conflitto in Siria e l’immagine della bandiera dell’Isis.(ANSA)

18 novembre 2016 – L’attività investigativa  aveva accertato che il kosovaro, attraverso lo strumento informatico, aveva espresso esaltazione e e manifestazioni di solidarietà verso noti terroristi detenuti, cioé Imam arrestati tra il 2014 e 2015 in Kosovo, Macedonia e Albania. Dibrani ha anche pubblicato, esaltandone i contenuti, diversi video e immagini raffiguranti minori addestrati alla jihad che attivavano congegni esplosivi per saltare in aria gli “infedeli”.

I giudici hanno ritenuto di liberarlo.



   

 

 

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