La leggenda di Igor il russo, che non è russo, non è serbo e forse non c’è

di Armando Manocchia

Da settimane va avanti il tormentone mediatico di “Igor il russo”, il presunto assassino serbo, ma con cognome ungherese, che sta mettendo in subbuglio, oltre alle forze dell’ordine, anche i giornalai di tutta Italia. Una simile fantasia nei titoli infatti, non si era vista dai tempi del mostro di Firenze, ma non è questo il punto. Il punto è che ormai, in questo martoriato Paese, anche i fatti piu’ drammatici si trasformano in una farsa. E figuriamoci se, a tutto il tran tran, si poteva fare a meno di aggiungere l’eroismo collaborativo dell’arzillo nonnetto partigiano che potrebbe riuscire dove piu’ di 1000 uomini hanno fallito! Unire il ridicolo al grottesco: obiettivo centrato.

Fin dall’inizio, questa faccenda è stata impostata in modo leggendario, orientata a presentare tale presunto killer come una specie di raffinato genio fuori dagli schemi, sia fisicamente che mentalmente, un guerriero, ma tutt’altro che rozzo, colto invece, atletico, con rilevante resistenza fisica, crudele quanto serve e quanto basta, con conoscenze mediche, poliglotta, grande conquistatore di donne, indifferente al digiuno, subacqueo specializzato, forse erbivoro. Una cosa a mezza strada tra i romanzi di Lyala, Cime tempestose e Rambo.

5000 flessioni al giorno, non una di piu’, né una di meno contate dal compagno di cella, tanto in carcere non c’è molto da fare, almeno ci si esercita in aritmetica.

Immancabile il parere della grafologa: porta la morte nella firma. Un predestinato insomma.

Poi si scopre anche che conosce correttamente 7-8 lingue, fra cui il cinese, e traduceva le lettere per la moglie di un detenuto. La stampa si scatena, l’introvabile Igor diventa il nuovo eroe della scapigliatura (vedi foto)

Si muove sott’acqua, lo cercano nelle paludi.

Braccato, ma protetto. Immancabile la complicità di una rete di donne esaltate, ma compassionevoli, che non vedevano l’ora di aiutarlo e nasconderlo dai cattivi che lo cercano.

Ma il reduce di Kabul non demorde: lo prenderemo.

C’è anche chi dice di conoscerlo e sa dove trovarlo.

Orrore, sopravvive mangiando animali domestici. Ma che schifo!

Poi c’è anche chi gli mette abiti e cibo a disposizione per evitare un’aggressione. Sigh! Siamo al romanzo!

Per fortuna i reparti speciali sono piu’ preparati di lui e delle ragazze che lo aiutano. Eravamo preoccupati e lui che fa? Si mette a cambiare look. Spietati sì, ma l’affronto no, questo è troppo!

Sì, c’è da preoccuparsi, perché usa le roncole assassine.

Un carabiniere lo ha pure inquadrato nel mirino, di notte, ma era troppo lontano. E come lo ha riconosciuto? Mistero.

Infine arriva la soluzione totale, lo cercano con un drone americano, l’infallibile Predator. Che difatti, ha fallito. La “belva addestrata ad ammazzare” è introvabile.

A causa di Igor, piovono le disdette negli agriturismi. Un sindaco coraggioso si erge in tutta la sua potenza verbale e assicura: “Qui non è il Vietnam”. Che fortuna. E c’è chi non l’apprezza.

Per fortuna, al nonnetto partigiano si è unito un sensitivo. Ha già dato le coordinate ai Cc. Tutto a posto. State sereni. Praticamente, tranne alcuni dettagli di nessuna importanza, è cosa fatta.



   

 

 

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