Autorizzò protesta contro le banche, questore trasferito

«Però almeno è riuscita a rimuovere il questore di Arezzo…». Questo è il messaggio su whatsapp arrivato a Enrico Moja, 63 anni, origini piemontesi, questore di Arezzo dal 1° giugno 2013 al 1° settembre 2016.

«Ci ho fatto una risata. Qualcuno ha interpretato il mio trasferimento in un certo modo. Ma io non ho mai avuto prove per dimostrarlo veramente», dice divertito il dirigente di polizia. La sua storia è curiosa e racconta di uomini in gamba come lui che la politica arrogante e perversa del Giglio magico ha schiacciato tra i suoi ingranaggi.

«Ho trascorso ad Arezzo un lungo e onorato periodo – spiega Moja – Come tutte le città di provincia, anche quella aveva le sue stranezze. Nella loro tranquillità, nascondono sempre lati oscuri. Non dimentichiamo che era la città di Licio Gelli…».

Prossimo alla pensione, con alle spalle una lunga e prestigiosa carriera e incarichi delicati tra Campania e Basilicata, è stato bruscamente rimosso da quella che sembrava essere la sua ultima destinazione. Un trasferimento, quanto meno sospetto, a Milano a dirigere la frontiera regionale aerea e terrestre. Nel suo cammino si è scontrato con Laterina, e con l’apparato di sicurezza da dover assicurare a madame Boschi e famiglia in quei mesi infuocati di proteste.

«Avevo la responsabilità del dispositivo di tutela di tutta la famiglia e con l’allora ministro Boschi tenevo rapporti di carattere istituzionale. Credo di aver fatto con onore il mio lavoro, se poi a qualcuno non ero gradito per qualche ragione…se ho fatto qualcosa di buono lo devo alla Campania non alla Toscana, senza offesa per nessuno. Chieda ad Arezzo, dai pregiudicati alle persone perbene, chi era il questore Moja».

Domenica 28 febbraio 2016 l’Associazione Vittime del Salva-Banche organizzò una protesta davanti alla villa di Laterina di babbo Pier Luigi Boschi, al quale parteciparono 300 persone. Evidentemente l’ex ministra non gradì che il questore Moja autorizzasse cortei simili sotto casa sua. Sei mesi dopo quel giorno, Moja era già con le valigie verso Milano. Al suo posto, Bruno Failla, uomo di fiducia di Renzi.

«Non sto male a Milano – scherza il dottor Moja che ha sotto il suo comando 950 persone -, qui ci abita pure mia madre. Sono contento di ultimare qui la mia carriera. Il 1° luglio, infatti, andrò in pensione. Persone che dicono se perdiamo al referendum andiamo a casa e invece stanno ancora lì, come possono essere? Un motivo ci sarà se a Laterina hanno vinto i No al referendum. Ma queste cose le dirò solo dopo il 1° luglio».

Ormai tanto non rischia più il trasferimento.

ilgiornale.it



   

 

 

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