Il boss degli scafisti amico dell’uomo Ong

di Guido Ruotolo

Trafficanti e Ong – Un’altra prova, questa volta si tratta di un video. Un gommone stracarico di migranti. La lancia di salvataggio e l’inizio del trasbordo. Ecco il barchino dei trafficanti, i negrieri del Mediterraneo. Hanno a che fare con personale delle Ong, le organizzazioni non governative, mica con i militari. E dunque si sentono forti, sfrontati, arroganti. Mentre sono ancora in corso le operazioni di trasbordo il barchino accosta e i due trafficanti iniziano a smontare velocemente il motore fuoribordo del gommone e si fanno anche consegnare i giubbotti arancioni di salvataggio. È una pugnalata al cuore della solidarietà questo video. Il comandante del Topaz Responder, una nave di soccorso gestita dalla Ong (Italo-maltese-americana) “Moas”, nel novembre scorso sbarcando a Pozzallo centinaia di migranti mostra il video agli ispettori della polizia.

Alcune Ong operano in maniera anomala

La Topaz Responder, il 23 luglio scorso aveva recuperato 120 migranti nelle acque territoriali libiche, a 11 miglia dalle coste. E un’altra nave della stessa Ong, la Phoenix (stessa Ong della Topaz Responder), per ben due volte, tra giugno e novembre, era entrata nelle acque territoriali libiche per trasbordare quasi 300 migranti. C’è qualcosa che non quadra in questo “sistema” Ong.

Quei numeri sospetti

Diciamo che l’attenzione dovrebbe concentrarsi su quello che ė successo nel giugno scorso. Parlano i numeri, le statistiche. C’è di che riflettere e ragionare.

Come è possibile che da gennaio a giugno del 2016 più della metà dei recuperi in mare dei migranti sono avvenuti grazie alle telefonate satellitari arrivate alla sala operativa di Roma del Comando delle Capitanerie di porto? E i salvataggi operati dalle navi della marina militare italiana, dei Guardacoste, di Frontex sono stati la maggioranza mentre i recuperi di migranti da parte delle navi delle Ong non hanno superato il 5%?

Come è possibile che da giugno a ottobre la situazione si è ribaltata? Con le Ong che hanno infilato nel loro carniere ben il 40% dei recuperi? Cosa è successo? Come è successo?

E come spiegare allora che, nello stesso periodo, le telefonate di allarme che annunciano gli “incidenti”, che lanciano l’sos alla sala operativa romana delle Capitanerie di porto si riduce in maniera inversamente proporzionale si recuperi portati in porto dalle Ong?

Perché le telefonate alla sala operativa di riducono appena al 10%?

Per il momento non ci sono indicazioni precise, piste o prove che vanno in una direzione. Si possono solo fare congetture e in quanto tali vanno analizzate con cautela.

I migranti alla deriva chiamano le Ong

I trafficanti, per esempio, potrebbero avere dei numeri satellitari del personale, dell’equipaggio delle navi delle Ong, che consegnano ai migranti che dovranno chiamare i soccorritori. Oppure, le stesse navi che perlustrano uno specchio d’acqua molto vicino ai confini territoriali (se non superati) e dunque intercettano sul radar i “bersagli” mobili, le piccole imbarcazioni. O, infine, queste ultime potrebbero avere indicazioni di seguire una rotta prestabilita sapendo che a un certo punto saranno intercettati. Dunque, la stessa “Topaz Responder” che ha recuperato decine e decine di migranti nelle acque territoriali libiche è la stessa nave che su cinque recuperi effettuati ha consentito ai trafficanti di riprendersi due motori e i gommoni lasciati andare alla deriva.

Il boss degli scafisti amico dell’uomo Ong

Ma c’è anche una pista investigativa che porta in Calabria e che racconta di contatti equivoci tra trafficanti e il «mondo grigio» del volontariato, delle Ong, dell’Unhcr. C’è un migrante che, collaborando con le forze di polizia, ha riconosciuto uno dei trafficanti di migranti libico, di Sabratha. Questo boss avrebbe rapporti con un “insospettabile”, un interprete che ha collaborato anche con l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e con una Ong. Un’altra storia che prima o dopo dovrà essere raccontata.

TISCALI.IT

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L’ONU vuole un «rimpiazzo» in Italia: 26 milioni di immigrati entro il 2050

Nel 2050 un terzo della popolazione italiana sarà composta da immigrati. Stranieri sbarcati nel Belpaese per lavorare e figli e nipoti dei migranti che in questi giorni il Mediterraneo sta rovesciando sulle nostre coste.

E’ scritto nello studio dell’ONU «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?»



   

 

 

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