Direzione Pd, Lucia Annunziata: “una riunione di alcolisti anonimi”

Sulla direzione del Pd andata in scena ieri, ha qualcosa da dire Lucia Annunziata, la direttrice dell’Huffington Post che non ha mai risparmiato critiche, anche feroci, a Matteo Renzi e al suo partito. Lo fa sul sito che dirige, dove paragona la direzione a “una riunione di alcolisti anonimi. Una velenosa riunione di una famiglia. O, forse solo una riunione di parrocchia”. E questa è solo la premessa.

Annunziata continua parlando di una “enorme delusione” e sottolinea che “ancora una volta il Pd ha fatto la solita parte in commedia in cui da anni colloca se stesso: ha fatto salire la tensione in tutto il paese a mille in attesa di questa riunione, per produrre poi, come sempre negli ultimi anni, una mediocre discussione in cui non è circolata nessuna verità”. Ossia nessun riferimento a dimissioni o scissioni, ma neppure alle “ragioni del malessere”.

“Un’evasività – riprende la direttrice – che può essere spiegata solo in parte con la paura, per quanto importantissima, di rompere il mitologico partito. Molto di più sembra pesare un oscuro senso di inadeguatezza al passaggio in corso”. Dunque, il cuore dell’attacco: “L’unica cosa che rimane nelle mani di tutti loro è un governo, o forse un simulacro di governo, che è l’ultima fiammella di quattro anni di avvicendamenti a Palazzo Chigi”.

Secondo Annunziata, “il vero tema della direzione Pd (…) è proprio questo: l’eutanasia o meno dell’ultimo governo espresso dal Pd”, quello di Paolo Gentiloni, in una “sindrome dell’omicidio-suicidio che non è affatto banale” e che, a sinistra, sottolinea, si manifesta dal 1996, dal primo governo di Romano Prodi. “Tra mito e ribellione, la questione governo è piantata al centro di ogni riflessione o azione della sinistra della Seconda Repubblica. E all’alba della Terza, la dinamica si è fatta ancora più chiara”.

Nel mirino, poi, ci finisce Matteo Renzi, il quale “pensa, andreottianamente, che il governo sia la sola ragione per stare in politica – e al suo premierato ha dedicato e sacrificato tutto. Il partito in questa visione è solo una macchina elettorale”. Per la Annunziata, in questo Renzi è seguito “da una sostanziosa parte del partito attuale”.

La direttrice passa poi a demolire la “sinistra che nasce invece dalla costola comunista”, secondo la quale “il governo è invece il vertice di quella piramide sociale che vede il partito come costruttore. Il governo è in questa esperienza la metamorfosi finale di un ordinato processo di organizzazione delle dialettiche sociali. Per questo non è mai fatto da un uomo solo al comando, ed è sempre permeabile alle crisi, alle scosse – che sono il riaggiustamento della realtà”.

Conclusioni? Presto dette, e terminali: “Il mai amalgamato mix di queste tendenze ha divorato nel corso della Seconda Repubblica la pur poderosa forza del centrosinistra. Oggi – bastona l’Annunziata – di questo scontro rimangono solo i simulacri. Il Pd attuale è un partito finito nelle forme prese nel corso del ventennio scorso. Meglio di tutti lo sanno coloro che lo abitano, lo agiscono e lo guidano. Una verità che capiamo non possa essere detta”, conclude.

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