Rubare a Trento non è più reato, ecco le prove

Il crimine non paga mai, ma non a Trento, anzi, nella nostra città paga, eccome!

Questo è almeno quanto emerge dall‘inchiesta iniziata dalla nostra redazione dopo le segnalazioni di alcuni commercianti che ormai vengono derubati giornalmente dentro i propri negozi.

Certamente quanto scoperto apre nuovi scenari sulla giustizia italiana ma risponde anche alle molte domande sul perché l’Italia sia in questo momento storico completamente allo sfascio e ostaggio di criminali, delinquenti, e soggetti a rischio sociale sempre più alto.

In concreto, a Trento, se rubi non vieni nemmeno giudicato, anzi, la denuncia viene subito archiviata.

Succede nella maggior parte dei casi quando il danno è di tenue entità, di solito non sopra i 250 euro. In poche parole se entri in un negozio, rubi meno di quella cifra, vieni beccato e denunciato, non succede nulla , perché la tua pratica viene archiviata. A Trento succede nell’80% dei casi.

Nell’ottanta per cento dei casi, il commerciante derubato deve perdere una mattinata per redarre la denuncia presso le forze dell’ordine per poi vedersi recapitare a casa la lettera di chiusura delle indagine e archiviazione del reato.

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Vedete le circa 40 buste verdi nella foto? non si tratta di multe ma delle denunce archiviate negli ultimi 6 mesi, e per un solo negozio. Moltiplicatele per tutti i negozi derubati e tirate le somme. Quanto sta succedendo purtroppo sdogana messaggi sbagliati, specialmente ai giovani, che ora sono sempre più consapevoli che rubare non è più reato e che anzi, viene anche tollerato.

Ma diventa anche una stilettata al cuore per i tutori dell’ordine che ormai vedono motivazioni ed entusiasmo finire sotto i tacchi e al minimo storico.

L’archiviazione spesso viene chiesta e concessa anche grazie alla depenalizzazione che il Governo Renzi ha effettuato su alcuni reati. Ma è comunque a totale discrezione del giudice. Uno di questi reati depenalizzati, che tutti si sono guardati bene dallo spiegare è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo 2015 e cita il Decreto Legislativo n. 28/2015, recante “Disposizioni in materia di non punibilita’ per particolare tenuita’ del fatto, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera m), della legge 28 aprile 2014, n. 67”, in vigore a partire dal 2 aprile 2015.

L’obiettivo di tale provvedimento è la revisione del sistema sanzionatorio e l’attuazione della legge delega 67/2014 in materia di pene detentive non carcerarie e depenalizzazione.

I criteri sui quali deve incardinarsi il giudizio di da parte del giudice di turno sulla “particolare tenuità del fatto”, secondo il primo comma del nuovo art. 131 bis c.p., sono i seguenti: la particolare tenuità dell’offesa, che implica una valutazione sulle modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo; la non abitualità del comportamento dell’autore (che non deve essere un delinquente abituale, professionale o per tendenza, né aver commesso altri reati della stessa indole).

È chiaro che l’archiviazione quasi matematica per le denunce per furto hanno molti perché. Lo stato innanzitutto non ha i soldi per mantenere in carcere i delinquenti. Carceri che come sappiamo bene scoppiano da ogni parte e sono totalmente inadeguate ad ospitare sempre più malfattori.

E allora? si sceglie la strada più indolore, ma non per i cittadini però, che si vedono criminali seriali girare sotto le loro case e dentro i loro negozi senza poter far nulla per fermarli. Insomma, come sempre paga Pantalone.

Per fortuna la sola sentenza definitiva di proscioglimento pronunciata al termine del processo, vale come prova definitiva del fatto che l’imputato ha commesso il reato: il danneggiato, quindi, potrà utilizzarla per chiedere al colpevole e al responsabile civile (es. società di assicurazione) il risarcimento dei danni e le restituzioni in un distinto procedimento civile o amministrativo, senza necessità di dover produrre altre prove della colpevolezza

L’archiviazione nelle indagini o il proscioglimento all’inizio del processo non hanno invece nessun effetto nei procedimenti civili o amministrativi per il risarcimento o le restituzioni. Ma anche questa è solo una vittoria di Pirro, infatti quale negoziante inizierà mai una causa civile verso chi non possiede spesso nemmeno una fissa dimora.

Come è visibile nella documentazione riportata sotto, (abbiamo preso due archiviazioni a caso) la richiesta di archiviazione comincia sempre nello stesso mondo: «….ritenuto che il fatto che emerge negli atti appare di particolare tenuità ai sensi dell’art. 131 bis c.p….

In questi casi si tratta di furti in supermercati o in grandi catene di abbigliamento, dove l’imputato si è introdotto in un supermercato trentino, sottraendo alcuni generi alimentari di modesto valore e, nascondendoli sotto il giubbotto, cerca di uscire senza pagare ma viene fermato dal personale addetto al servizio anti taccheggio. Il ladro è stato poi arrestato dalle forze di polizia e denunciato dal proprietario del negozio, ma poi il giudice ha archiviato tutto.

Pensate, in un normale supermercato, da quanto emerge dalla archiviazioni avvengono mediamente 7 furti ogni settimana, perpetrati dalle persone più disparate, da Rom, a clandestini, a senza tetto, a minori che poi rivendono la merce per comprarsi una dose di droga, a padri di famiglia affamati, a donne all’apparenza chic.

I trucchi sono i più disparati e alcuni davvero molto creativi. «Ma oltre a quelli che pizzichiamo e denunciamo – ci spiega il titolare di un negozio – ci sono anche quelli che la fanno franca, che dobbiamo lasciar andare perché ci minacciano, oppure quelli che si liberano con la forza con il rischio quindi fisico anche per i nostri dipendenti»

Per gli esercenti rimangono oltre il danno quindi la beffa. Il danno perché eventuali rotture di vetrine o aggressioni non saranno mai risarcite e beffa perché il ladro potrebbe rifarsi vivo ed impunito nei loro negozi 24 ore dopo.

Ma a Trento ci sono stati casi anche gravi che hanno avuto come protagonisti commessi e dipendenti dei negozi, l’ultimo in ordine di tempo riguarda un magazziniere di un negozio di Trento Sud che per fermare un ladro si è preso una coltellata al basso ventre.

Ma a raccontare quanto successo proprio alcuni giorni fa è il direttore di un negozio di Trento Nord, «l’altro giorno sono stato al processo per un furto avvenuto dentro il mio negozio e sono stato sorpreso nel vedere l’arroganza del ladro che piantonato da due poliziotti ha tirato fuori dal taschino un rotolino di banconote da 100 euro, saranno stati circa 5.000 euro. Ma dopo la «tenue» condanna me lo sono trovato davanti solo ieri, è inutile finchè non si cambierà il modo di amministrare la giustizia sarà sempre così, anzi, prepariamoci anche al peggio».

LA VOCE DEL TRENTINO

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