La marijuana provoca un vero “corto circuito” nelle aree cerebrali

 

I risultati di una ricerca effettuata dall’Istituto italiano di Tecnologia di Genova pubblicati dall’Agi Salute. Un vero “corto circuito” nelle aree cerebrali

marijGenova, 27 feb. - Un vero “corto circuito” nelle aree cerebrali che sovraintendono al controllo e alla selezione delle azioni, tanto da portare a comportamenti automatici e ripetitivi. E’ l’effetto dell’assunzione di marijuana, secondo uno studio del Dipartimento di Neuroscience and Brain Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, pubblicato su Nature Neuroscience.

Lo studio, coordinato dalla dott.ssa Raffaella Tonini, dimostra come l’attivita’ di messaggeri lipidici denominati endocannabinodi sia fondamentale per mantenere una corretta attivita’ neuronale in circuiti importanti per la selezione ed il controllo delle azioni; circuti che sono alterati in seguito all’esposizione prolungata alla marijuana.

Con l’obiettivo di comprendere come avviene nel cervello il controllo dei comportamenti automatici e ripetitivi, il gruppo di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia ha indotto farmacologicamente un surplus di attivita’ per i recettori degli endocannabinoidi e ne ha studiato le conseguenze sulla funzionalita’ neuronale. Gli endocannabinoidi, chiamati in questo modo poiche’ il THC, principio psicoattivo della marijuana, ne mima gli effetti, sono sostanze prodotte naturalmente dal corpo umano. I risultati hanno dimostrato che, una mancata regolazione della corretta attivita’ degli endocannabinoidi, data dagli effetti prodotti dall’assunzione continuativa di THC sui suoi recettori, risulta in un’alterazione delle funzioni sinaptiche nello striato dorsale laterale, che si traducono nella messa in atto di azioni automatiche e ripetitive.

Per raggiungere questa conclusione, il gruppo di studio ha dapprima insegnato a dei topi a compiere una determinata azione che, se eseguita in modo corretto, avrebbe portato loro una gratificazione (cioccolato o zucchero). In seguito, e’ stato somministrato ripetutamente del THC ed e’ stato osservato che le stesse azioni venivano ripetute, nonostante non ci fosse piu’ la possibilita’ di ricevere alcuna gratificazione. “I comportamenti abituali sono molto utili nella vita di tutti i giorni, ad esempio certe azioni automatiche che facciamo quando guidiamo la macchina o la bicicletta, perche’ ci permettono di utilizzare contemporaneamente il cervello anche per altri scopi – dichiara Tonini – Tuttavia, quando diventano preponderanti perdiamo il controllo delle nostre azioni, fino a rischiare di incorrere in fenomeni patologici. I comportamenti ripetitivi ed incontrollabili sono infatti sintomi tipici di diverse patologie neurologiche o neuropsichiatriche e nei fenomeni di tossicodipendenza.

Questo studio contribuisce alla comprensione di come il cervello generi e mantenga i comportamenti automatici e abituali e come eviti che questi prendano il sopravvento. Forte dei risultati ottenuti, ci siamo spinti oltre, identificando una possibile soluzione farmacologica, che ha ripristinato la plasticita’ neuronale e un comportamento corretto nei topi trattati con THC. Il nostro studio potrebbe quindi contribuire a trovare delle soluzioni terapeutiche per chi abusa di questa sostanza o per alcune patologie psichiatriche o neurologiche”. Il gruppo di studio ha infatti anche dimostrato che l’effetto negativo determinato dall’assunzione del THC poteva essere corretto attraverso la somministrazione di apamina, una sostanza capace di modulare l’attivita’ delle proteine canali del potassio .  AGI SALUTE

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