Invece di tagliare stipendiacci e privilegi dei funzionari, ONU toglie i pasti ai profughi

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L’’altro ieri l’Unhcr (ONU) ha lanciato – attraverso due pagine pubblicitarie sul Corriere della sera e il Sole 24 ore – un “appello ai milionari italiani” per chiedere il loro sostegno economico ai rifugiati siriani.  L’ONU conosce i dati sui conti correnti degli italiani. “Sono in tutto 219mila i cittadini italiani che posseggono un patrimonio superiore a un milione di euro” che sono stati invitati a fare delle donazioni.

Ma già in serata i toni si sono induriti, fino ad apparire una specie di ricatto.

“Almeno 4 milioni di profughi sono pronti a partire e arrivare in Europa se la comunità internazionale non fornirà sostegno e aiuti all’ONu per i tre paesi confinanti con la Siria – e cioè Giordania, Libano e Turchia – dove ora vivono, ha detto il capo dell’ufficio di Ginevra delle Nazioni Unite Michael Moeller intervistato dall’Ap.

L’ONU non spiega CHI  darà ai “profughi in fuga dalla fame e dalla guerra” i soldi per pagare trafficanti e scafisti.

Poi l’ONU ha comunicato di aver tolto l’assistenza alimentare a 229mila rifugiati in Giordania

“In questo contesto – sottolinea l’Agenzia dell’Onu – il Programma Alimentare Mondiale è stato costretto da questo mese a togliere l’assistenza alimentare a 229mila rifugiati in Giordania – in quella che è l’ultima in ordine di tempo e la più grave riduzione degli aiuti alimentari in tutta la regione nel corso di quest’anno a causa delle gravi carenze di finanziamento”.

Ma la carenza di fondi ha conseguenze anche più ampie perché, si legge nel report, “il Programma per i Rifugiati e la Resilienza in Siria per il 2015 è attualmente finanziato solo per il 37 per cento”. Con la conseguenza che “sono colpiti tutti i settori del programma di aiuti.

Ed ora leggete gli articoli seguenti

La Boldrini arriva dalla Fao (ONU), viaggi tra stipendi d’oro e hotel di lusso

Nel variegato mondo dello spreco targato ONU

Uno scandalo chiamato F.A.O. (ONU)

Il mondo ha due grandi problemi: la fame e la Fao!

I nababbi della fame: l’80% del budget speso in stipendi e spot pubblicitari

Lo denuncia con spietata meticolosità Graham Hancock, autore del libro Lords of poverty (MacMillan. London, 1989): circa l’80% del budget di queste organizzazioni è destinato alle spese di funzionamento: cioè agli stipendi dei funzionari, pubbliche relazioni e campagne promozionali. Mentre solo il 20%, quando va bene, è costituito dagli aiuti reali alle popolazioni bisognose.

Se la FAO (ONU) non esistesse, ogni anno 1.188.493 persone eviterebbero la morte per fame.

Tanti sono infatti gli individui che potrebbero campare, con almeno 1 dollaro al giorno per 12 mesi, nel caso in cui i 433.8 milioni del budget annuale della Food and Agricolture Organization andassero ai bisognosi, invece che alimentare questo inutile ente dell’Onu. Moltiplicato per i suoi 63 anni di esistenza, gli individui sulla coscienza della FAO sfiorerebbero i 75 milioni.

In compenso migliaia di professional dell’agenzia continuano a condurre una vita da sogno, coccolati in una babele di sprechi e privilegi a spese dei Paesi donatori e di quello ospitante, cui spetta il conto della logistica: l’Italia. Fedeli al vero motto del carrozzone umanitario. Non “Food for all” ma “Food for Fao”.

Nel 2013 l’Italia, in piena crisi economica, ha regalato alla FAO (ONU)  oltre 264 milioni di euro. All’ONU invece, sempre nel 2013, abbiamo regalato oltre 181 milioni di euro.  Non abbiamo notizia delle donazioni degli ultimi anni perchè sul sito del http://openaid.esteri.it del Ministero degli Esteri tutto è fermo al 2013, anzi a volte (che strano) il sito non è proprio raggiungibile.. Ma possiamo immaginare a cifre sovrapponibili.

La Fao invita a cibarsi di insetti. Loro “mangiano” i soldi per gli affamati

Ad Addis Abeba, durante la conferenza di luglio, cui è intervenuto anche il premier Renzi, l’ONU ha presentato uno studio per cui le Nazioni unite (Fao) hanno chiesto nuovi investimenti pari a 267 miliardi di dollari (239 miliardi euro) all’anno, lo 0,3% del Pil annuo mondiale, per sconfiggere la fame nel mondo entro il 2030, a loro dire...

 

 



   

 

 

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