Forteto, solo chi è nato e cresciuto in Toscana può capire cos’è

 

Solo chi è nato e cresciuto in Toscana può capire cos’è. Solo chi è cresciuto tra i militanti di sinistra degli anni settanta capisce il loro modo di pensare.

Solo chi ha visto la caparbietà e l’ottusità di chi per fede politica tirava dritto senza dubbi, senza mai azionare il proprio cervello, costantemente in folle.

forteto

Solo questi, e sono tanti in Toscana, moltissimi a Firenze, possono capire come sia stato possibile per trent’anni permettere a Rodolfo Fiesoli e ai suoi compagni di merende, di mantenere un’azienda agricola dove abusi sessuali su minori e handicappati, riduzione in schiavitù, maltrattamenti e umiliazioni fossero nascosti, favoriti e protetti da muri altissimi di omertà e connivenze politiche.

Le recenti condanne del mese scorso, arrivate dopo quella del 1985 per Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi , dopo quella nel 2000 del Tribunale Europeo dei diritti umani di Strasburgo, confermano con dovizia di particolari che i due pregiudicati hanno continuato impunemente a violare per decenni la Legge nella rossa terra di Toscana.

Ma non sono crimini questi del Forteto? Non sono aguzzini il Profeta e i suoi collaboratori? Non sono delitti efferati la violenza sessuale e psicologica su bambini e adolescenti privi di tutele genitoriali? Non sono sufficientemente gravi le responsabilità di chi si è reso complice, per il suo ruolo nelle istituzioni, attraverso procedure di affido superficiali e frettolose, per meritare l’appellativo di “colpevole”?

Solo perché ricoperto dal manto ideologico di un cattocomunismo in versione personalizzata il disegno criminale di Fiesoli si è potuto impunemente protrarre per decenni, ma viene il dubbio, oramai una scottante certezza, che ciò sia potuto accadere grazie anche alla perversione sessuale di questa particolare filosofia educativa. Un nugolo di perversi pedofili dentro le istituzioni, nelle più alte cariche istituzionali, ha permesso tutto questo.

Tutti colpevoli nonostante la prescrizione, di fronte alle vite spezzate, ai traumi indelebili, ai suicidi, alle ingiustizie subite da quei poveri ragazzi.

La sinistra italiana ha condannato per decenni le violenze nazi-fasciste, facendosi portatrice della verità e della giustizia universali; i toscani si sono mai posti dei dubbi di fronte alle sentenze, alle testimonianze dei genitori o di chi scappava? No, avevano gli occhi coperti dalle loro bandane rosse e gli orecchi tappati dalla cera che soltanto le adesioni totalmente acritiche possono creare.

Allora non vale a nulla “ricordare perché non accada mai più”, non servono le corone d’alloro, i minuti di silenzio, gli atti simbolici contro il fascismo della prima metà del Novecento, se non si capisce, se non si impara a riconoscere le violenze, a sospettare, a verificare sempre e ovunque che ci sia legalità e giustizia.

Ancora oggi Firenze è intrisa di connivenze, centri di potere che travalicano le deleghe elettorali e che impediscono alla verità di essere svelata compiutamente.

È probabile che Firenze possa essere il set cinematografico di un prossimo film, questa volta horror, perché lo sdegno non trova fine di fronte a questa vicenda.

Lo stridore della mancata presa di distanza di qualche partito farà da colonna sonora, il Tribunale dei Minori impersonerà il principale indagato, gli assistenti sociali i complici, sarà solo difficile trovare qualcuno per il ruolo di “Mostro di Firenze” dati i tanti personaggi che meritano il titolo.

Silvia Noferi



   

 

 

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