Bimbi sottratti: genitori troppo poveri, non possono incontrare la figlia

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Riceviamo e pubblichiamo

Pregiatissimo signor Direttore, gran parte dei miei clienti, si sono imbattuti altresì nel mondo della psichiatria, dei servizi sociali e delle cooperative di questo o quel colore. Sono stati costretti a constatare che gli ordini professionali dei medici, degli avvocati e dei magistrati e degli assistenti sociali sono di fatto organizzazioni sindacali a difesa dei privilegi e di vantaggi degli stessi professionisti, ben lontani da quelle persone a cui dovrebbero assicurare dignità, rispetto e giustizia.

Nell’affrontare, molte di queste situazioni, ho la sensazione di sentire sentenze già scritte, teorie accusatorie pre-confezionate di allontanamento dei minori senza un minimo di istruttoria e senza un minimo di senso logico.

Molte volte di fronte a queste situazioni, vorrei cancellare, vorrei far sparire, vorrei rubare dalle aule dei Tribunali quella ipocrita scritta la Legge è uguale per tutti.

In data 13 marzo u.s., mi rivolgevo, quale avvocato di due genitori di Trento, all’assistente sociale referente del caso, per chiedere spiegazioni sul fatto che i miei assistiti incontrassero solo una volta al mese la figlia allontanata dagli stessi genitori da più di 5 anni. Senza tralasciare che la struttura ove attualmente è collocata la minore si trovi a più di 400 km di distanza (andata – ritorno).

Di tutta risposta l’assistente sociale rispondeva testualmente: “Lo scrivente servizio ha ricevuto in questi giorni la Sua richiesta per conto dei sig.ri, in merito alle visite della figlia. Le comunico che i tempi – una volta ogni due/tre mesi – sono dettati dall‘impossibilità economica dei genitori della minore“.

Successivamente mi rivolgevo al Presidente della Comunità di Val di Non e all’Assessore delle Politiche Sociali per chiedere un appuntamento urgente sull’intera vicenda e soprattutto per l’incredibile risposta dell’assistente sociale, ma a distanza di quasi 15 giorni ancora nulla è stato riscontrato.

A questo punto, in nome e per conto dei miei assistiti sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica per sottolineare che tutti i cittadini ricchi o poveri che siano hanno il sacrosanto diritto di essere ascoltati, ricevuti e aiutati dalle istituzioni.

Sarebbe davvero grave che le stesse Istituzioni che dovrebbero essere al servizio dei cittadini facessero orecchie da mercante o peggio ancora si rendessero disponibili in base al ceto sociale.

Ancora più inverosimile è la risposta dell’assistente sociale secondo la quale una bambina di 13 anni non può incontrare i genitori perché sostanzialmente non hanno i soldi per andare a trovarla.

Ma allora mi chiedo a cosa servono i fondi distribuiti ai servizi sociali?

Perché questi genitori non vengono aiutati economicamente?

Ma soprattutto, perché si è deciso di collocare la bambina in una struttura a 250 km dalla sua famiglia?

Forse a Trento e in tutto il Trentino non ci sono comunità?

È necessario che chi di dovere risponda quanto prima a queste domande per il bene di una bambina di 13 anni che da 5 anni è stata allontanata dalla sua famiglia principalmente per la condizione economica precaria della stessa.

Ancora più grave è che tutto ciò accada in una provincia come Trento che si pone all’attenzione nazionale per come funzionano i suoi Servizi.

Sono certo che la mancata attenzione della richiesta dei miei assistiti è stata solo una dimenticanza del Presidente della Comunità della Val di Non, dell’Assessore dalle Politiche sociali e dell’Assistente Sociale perché altrimenti non possiamo che ricordarci di quanto sosteneva Manzoni nei suoi promessi Sposi: “Mal cosa nascer poveri, caro Renzo”.

Trento, 4 maggio 2015. – di Francesco Miraglia*



   

 

 

4 Commenti per “Bimbi sottratti: genitori troppo poveri, non possono incontrare la figlia”

  1. Questa è un’altra carognata, si carognata forte con i deboli e deboli con i forti, allora io chiedo, perché nei campi Rom i bambini che vivono nell’indecenza, non vanno a scuola, i genitori non hanno nessun reddito i bambini non gli vengono tolti???? e a quelle famiglie in difficoltà gli assistenti sociali e chi di competenza non gli pagano luce, acqua, gas e altro come ad altra gente che tutti conosciamo. Queste sono vere carognate.

  2. Forse c’è qualcuno che ancora non se ne vuole rendere conto ma l’Italia è ostaggio di una banda di servi sciocchi di una burocrazia autoreferenziale tanto arrogante quanto poco intelligente e soprattutto tesa più al mantenimento del proprio potere che a rendere il servizio alla comunità, cosa che dovrebbe essere l’unico scopo della sua esistenza. Aggiungo che uno stato che toglie i figli ai genitori dei propri cittadini indigenti per darli ad altre famiglie quasi fossero un bene mobile come un’auto per la quale il proprietario non riesce a pagare bollo e assicurazione mentre è complice attivo dell’invasione del paese da parte centinaia di migliaia o milioni di stranieri che vengono qui a farsi mantenere (: se scappassero da guerre ce ne sarebbe qualcuno ferito ma al massimo ci sono portatori di malattie da noi da tempo scomparse), non è degno di chiamarsi stato: uno stato che si comporta così non è uno stato ma una banda di dannosissimi burocrati da mandare in massa a guadagnarsi il pane in campagna con una vanga in mano e, ovviamente, una grossa catena al piede!

  3. LA GIUSTIZIA DAL CONTENUTO PIù AMPIO SOCIALE E’ STATA RIDOTTA UNO ZIBALDONE = IL POTERE; COME IL PESCATORE, “NEL TORBIDO” Fà I SUOI AFFARI.!

  4. anna paradiso

    questa vergogna deve cessare. Questo ORRORE grida vendetta al CUORE DI DIO. Organizziamoci per strappare questi bambini e le loro famiglie dalle avidi fauci delle strutture avide di denaro.

Commenti chiusi

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