Crescita e Libertà: una nuova stagione per l’Italia

Il 21 aprile ricorre il giorno che nella tradizione ricorda la fondazione di Roma, celebriamo dunque le radici dell’Occidente.

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A proposito chiariamoci subito: l’Occidente, a dispetto di chi lo dileggia, nasce nel 32 a.C. con il giuramento di fedeltà ad Ottaviano e ai valori della civiltà romana fatto spontaneamente dai popoli occidentali dell’impero contro la minaccia di una satrapia orientale.

Da più parti si auspica anche la costruzione di un grande movimento nazionale capace di far rinascere l’Italia. Proviamo dunque ad immaginare come potrebbe essere idealmente un nuovo soggetto politico capace di rappresentare e quindi di riunire la maggioranza morale degli italiani, quelle tante persone per bene, quel grande ceto di produttori che sono la spina dorsale della repubblica. Produttori di ricchezza materiale o spirituale, contro approfittatori e parassiti, questa la prima grande distinzione. Persone per bene riunite senza più steccati ideologici divisivi, quegli steccati che hanno contrapposto per troppo tempo i cittadini come le fazioni medioevali o i tifosi sportivi, complicando la soluzione dei problemi.

Le persone per bene devono riunirsi invece attorno alle necessità del reale. Basta con Hegel, meglio Locke. Il che non significa affatto rinunciare ad alcuni principi fondamentali. La storia di Roma e la storia dell’Occidente sono un punto di riferimento. È una grande storia di libertà, con arretramenti, con momenti di stanca e di rassegnazione, ma vi è una costante: l’idea della libertà. La lotta delle città greche contro l’invasore persiano per difendere la loro sovranità. La lotta della plebe romana per affermare i propri diritti. La lotta dei martiri cristiani per affermare primi nella storia la libertà di credere nel loro Dio senza rinnegare l’autorità dello stato e i suoi valori. La lotta delle città medioevali in nome della propria autonomia. La magna charta libertatum, i padri pellegrini, i rivoluzionari del tea party, la liberté della grande Rivoluzione, i Risorgimenti, la lotta contro i totalitarismi. I martiri di Cefalonia, quelli di Budapest e di Praga.

La libertà è il valore per eccellenza dell’Occidente. La libertà va difesa contro chi la minaccia. La libertà presuppone la volontà di reagire anche con la forza contro ogni aggressore. La libertà presuppone la sicurezza, senza sicurezza non c’è libertà. La certezza della legge, la certezza della pena, l’insegnamento fin dalle scuole della cultura della regola, iniziando per esempio con l’insegnamento della grammatica e della sintassi, per finire con la punizione dello studente che pretende di fare il bullo arrogante e violento o il lavativo menefreghista.

Legge e ordine, a iniziare dalla repressione della microcriminalità, come ci ha insegnato un grande sindaco: Rudolf Giuliani e come ci hanno insegnato i teorici delle “finestre rotte”, quella corrente criminologica che ha consentito di liberare alcune città americane da teppisti e delinquenti.

E poi obbligo di lavori sociali per i detenuti: basta vedere i carcerati che stanno fra quattro mura a non far nulla! La rieducazione passa attraverso il lavoro in favore della società. Il ripristino della disciplina e l’autorevolezza delle istituzioni sono i pilastri su cui si fonda da duemila anni la libertà: legum servi sumus ut liberi esse possimus. Autorevolezza che non c’entra nulla con autoritarismo. È l’auctoritas delle magistrature repubblicane. Autorevolezza che si è persa, che va ricostruita e rispettata. Non a caso l’azione corrosiva di una certa magistratura di sinistra per decenni si è scagliata contro il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, per farne dichiarare la illegittimità costituzionale.

La libertà presuppone una nuova stagione dei doveri: i doveri civili, e non solo i diritti civili. Ci vuole un movimento che sappia essere coerentemente il movimento dei doveri civili, oltrechè dei diritti. La libertà presuppone la proprietà. Non esiste libertà senza esseri liberi di possedere e disporre dei propri beni, non esiste vera libertà quando vi è l’invadenza opprimente dello stato nella gestione dei nostri beni e dei nostri affari. Lo avevano intuito i Gracchi: una repubblica forte presuppone una proprietà diffusa. Lo sviluppo dell’Occidente passa sempre attraverso il dinamismo di ceti proprietari, fossero i contadini della repubblica romana, o i mercanti dei comuni, o i borghesi artefici della rivoluzione industriale, gli imprenditori del sogno americano o del miracolo economico post bellico. Solo la nostra costituzione sotto l’influenza delle sinistre ha messo prima la proprietà pubblica di quella privata e ha subordinato questa a finalità sociali.

La liberazione dalla oppressione del fisco e dalla tirannia di lacci e lacciuoli, dalla tirannia di controlli levantini, di cavilli fastidiosi, di regolamenti incomprensibili, di autorizzazioni insensate, è il cemento unificante di chi vuole federare gli italiani. si deve abbattere il carico fiscale su tutti gli italiani, non dare una elemosina clientelare soltanto a qualcuno. Ci sono due valori per eccellenza che discendono dall’esempio di Roma: buona fede ed equità. La buona fede era considerato il valore di Roma. Pensate che in un passo dell’Antico Testamento che risale al II sec. a.C. sta scritto che i Romani erano conosciuti ovunque come il popolo della buona fede. Buona fede significa rispettare la parola data. Significa correttezza nei comportamenti umani. significa non ingannare. significa non dire una cosa e farne un’altra. È l ‘antico valore della stretta di mano, è la gogna pubblica e la emarginazione sociale e politica verso il furbo disonesto, il cialtrone, il mentitore.

Ci vuole una classe politica che abbia a cuore gli interessi di tutti gli italiani, e che mantenga ciò che promette, ci vuole una politica ispirata alla buona fede. Equità a me piace molto, è un termine più concreto di giustizia, che sa troppo di morale: equità richiama l’idea della bilancia, della non discriminazione, della difesa del più debole contro l’approfittamento del più forte, del trattamento eguale per situazioni eguali e diverso per situazioni diverse. L’equità richiama l’eguaglianza dei punti di partenza, non quella dei punti di arrivo, che è iniqua. Le diversità sono il sale dello sviluppo.

Dobbiamo sottrarci alle lusinghe socialiste di redristribuzione della ricchezza, dobbiamo invece rendere concreta la prospettiva di una opportunità per tutti: costruiamo una vera mobilità sociale in una Italia ancora arcaica, un’Italia che attua la vera discriminazione sociale dove il figlio dell’operaio ha molte più probabilità di continuare a fare l’operaio che nella gran parte degli altri paesi europei e dove posizioni di privilegio si trasmettono in via ereditaria più che in ogni altro paese occidentale.

E poi l’humanitas, un termine sconosciuto presso altri popoli antichi e tipicamente romano, un valore che faceva considerare persona anche lo schiavo, nel mondo antico trattato come un mezzo di produzione, e che invece a Roma, una volta liberato, diventava cittadino, e poteva persino occupare le più alte cariche dell’impero. E a questo proposito ho provato nausea verso quelle frasi sui social network che deridevano e insultavano i poveri morti annegati nello stretto di Sicilia: gli imbecilli che non sanno provare pietà per altri esseri umani sono estranei al concetto che noi abbiamo di Civiltà. Questi principi fondavano la nostra identità fino a quando il cancro del relativismo, del marxismo, del radicalismo libertario ha corroso le nostra fondamenta valoriali.

C’è un altro punto decisivo. Roma non è mai stata razzista. L’identità non sta nella razza, ma nella condivisione di valori, e in una cultura. Noi italiani abbiamo tante origini etniche. Ex pluribus unum si adatta perfettamente alla nostra identità. Roma nasce dall’incontro fra popoli diversi i sabini e i latini e poi persino gli etruschi che parlavano una lingua incomprensibile. Nella leggenda delle origini di Roma ci stanno un asiatico Enea e una italica Lavinia. Roma ha avuto imperatori spagnoli, illirici, nordafricani, tedeschi e persino arabi. Nel sangue degli italiani c’è di tutto. Quando qualcuno 77 anni fa scrisse la carta della razza e poi istituì il tribunale della razza e altre simili corbellerie inauguró in modo drammatico una politica cialtrona oltrechè criminale che non solo portó alla morte di migliaia di italiani diversi solo per religione, ma che è stata anche la causa principale del trionfo successivo della sinistra e della damnatio memoriae per troppo tempo delle idee cosiddette di destra. Mi piace piuttosto ricordare Claudio, l’imperatore saggio, che testimoniava come solo a Roma poteva succedere che un popolo alla mattina nemico, alla sera era accolto come cittadino. O il greco Elio Aristide che celebrava la straordinaria apertura di Roma, unico popolo antico capace di accogliere e integrare gli stranieri. Un esempio commovente quello di Marco Porzio Iesuchtan un semita comandante di una guarnigione romana del Nord Africa che portava con orgoglio un nome romano ed era pronto a morire per Roma. O del gigantesco barbaro Carriettone, brigante franco, poi affascinato dal mito di Roma e morto eroicamente per difendere la sua nuova patria. Ma non ogni straniero veniva accolto: proprio Elio Aristide chiarisce: voi avete accolto chiunque per coraggio, virtù, capacità, influenza, ricchezza potesse essere utile al destino di Roma, ma avete respinto chi non ne fosse degno. E già il cisalpino Livio scriveva che i Romani avevano espulso senza troppi complimenti persino i Latini, quando erano diventati troppi e rischiavano così di condizionare la politica romana. Alcuni secoli dopo il senatore romano ma nordafricano di razza e di origine Aurelio Vittore concluderà: gli imperatori che hanno spalancato le porte ai barbari hanno creato le premesse per la decadenza di Roma e perchè i barbari potessero comandare su noi romani. Nessuno nella antica repubblica poteva avere due cittadinanze: o si condividevano i valori di Roma o si era stranieri.

La convivenza e il progresso necessitano la condivisione di alcuni valori essenziali da parte di chiunque viva all’interno della comunità. Noi dobbiamo chiedere a chi viene in Italia di condividere i nostri valori fondamentali, di sottoscriverli e chi li viola o li combatte deve essere espulso anche se nel frattempo è diventato cittadino. L’integrazione non si fa modificando i nostri costumi e le nostre leggi per venire incontro a chi viene a casa nostra. L’integrazione presuppone che si accettino solo coloro che riconoscono e condividono i nostri valori fondamentali.

In Gran Bretagna si sta diffondendo una aberrazione: si sta tornando al principio della personalità del diritto per cui ogni popolo su uno stesso territorio segue regole sue. Gli Inglesi hanno ammesso e riconosciuto la sharia per settori importanti come il diritto di famiglia, le successioni, persino la disciplina di certi reati che avvengono all’interno delle famiglie. Questo è inammissibile, questo è regredire di secoli, quando non di millenni.

Chi viene in Italia deve dichiarare solennemente di riconoscere la completa parità fra uomo e donna, di ripudiare l’idea della guerra santa che è una roba barbarica, di accettare come legittima qualsiasi religione. E se con parole o atti violerà quel giuramento deve essere cacciato a pedate. La cittadinanza si dà solo a chi se la merita e si revoca a chi non se la merita.

Parlare oggi di ius soli è pura irresponsabilità. Gli immigrati sono benvenuti purchè vengano qui con buone intenzioni, per lavorare onestamente e costruire un’Italia più prospera. L’immmigrazione deve essere utile, deve servire allo sviluppo della nostra nazione. Noi non abbiamo un dovere di accoglienza. L ‘Italia non puó essere un ente di assistenza sociale per i diseredati del mondo intero. Basta con politiche idealisteggianti, occorre tornare ad un sano realismo: Mare nostrum e Triton non sono real Politik. Sono un disastro sociale e umanitario, servono solo a ingrassare chi gestisce il traffico degli essere umani, qualcosa che nel mondo frutta 35 miliardi di dollari.

Venturini sul Corriere – recentemente – ha parlato di 500.000 migranti che nei prossimi mesi si abbatteranno sull’Italia e forse sono pochi: in una sola settimana ci sono stati 13.500 sbarchi; dal 12 marzo a 25 aprile ben 27.000; la procura di Palermo afferma che un milione si sta apprestando a partire: una invasione. Il pericolo per la stabilità, la sicurezza e il benessere dell’Europa viene da invasioni bibliche e dai terroristi dell’Isis. Dobbiamo imparare a difendere i nostri interessi e a tutelare la vita di tanti disperati. I responsabili della strage del canale di Sicilia sono coloro che non hanno ancora fatto niente di fronte alla necessità di un intervento duro contro scafisti e islamisti.

Ci vuole il controllo militare delle coste libiche, ci vogliono navi che stazionino nelle acque libiche impedendo ai barconi di partire, ci vogliono operazioni di intelligence che facciano saltare le barche degli scafisti quando sono ormeggiate nei porti. E se sarà necessario ci vuole un’occupazione militare della costa da parte di forze sovranazionali. Pur nella consapevolezza che i principi umanitari ci impongono di aiutare chi soffre, ma solo chi soffre realmente, l’obiettivo prioritario di uno stato è quello di tutelare la qualità della vita dei suoi cittadini. Sotto questo aspetto un tema fra i più importanti è anche quello dell’ambiente e della salute del cittadino.

Un altro tema è quello della ricerca e delle infrastrutture. Il futuro di un paese passa ormai innanzitutto per la qualità del suo sistema di ricerca, nel saper essere all’avanguardia. È la drammatica necessità di una Italia più moderna e più competitiva. Un altro punto decisivo.

Dobbiamo ridare sovranità al popolo. Non possiamo accettare una legge elettorale che rischia di trasformare una anche piccola minoranza in una maggioranza bulgara. Ci vogliono propinare un senato di non eletti. Vogliono rendere più difficili i ddl di iniziativa popolare. Se poi a questo si accompagna il progressivo e metodico svuotamento del ruolo del parlamento a vantaggio della giurisprudenza come nuova fonte del diritto ci rendiamo conto che la democrazia rischia di diventare una presa in giro. Questo processo iniziò 55 anni fa con un giudice costituzionale che era stato prima presidente del tribunale della razza, poi capo di gabinetto di Togliatti e infine presidente della corte costituzionale. Questo signore invitó i giudici ad applicare direttamente la costituzione ai casi concreti disapplicando le leggi, poi arrivò magistratura democratica e il pasticcio fu completato.

Oggi i giudici pretendono di decidere persino il contenuto di un contratto, disapplicano le norme sulla legittima difesa, inventano scriminanti per efferati omicidi legate all’ambiente in cui si è cresciuti. Vi è stata una socialistizzazione strisciante della società italiana senza alcuna legittimazione democratica.

Infine è arrivata l’Europa. Io credo nell’Europa, ma non in questo modello di Europa. Il vero pericolo di questa Europa sono quelle Corti che senza alcuna rappresentatività popolare pretendono di dirci cosa dobbiamo fare. Ora salta fuori questa sciocchezza del reato di tortura che non serve dato che l’ordinamento italiano ha già norme adeguate. I giudici europei grazie anche a due sentenze del 2007 della corte costituzionale hanno ormai licenza di creare diritto in molti settori della vita italiana. Intollerabile è pure la burocrazia europea con tutti quei cavilli pretestuosi, quei regolamenti fatti apposti per favorire le economie nordiche, quei regolamenti, fastidiose zecche che succhiano il sangue della nostra libertà. Un’Europa che sugli sbarchi ha lasciato drammaticamente sola l’Italia.

Si deve ridare la parola al popolo. La storia si ripete. Come 2500 anni fa ancora oggi vi è una oligarchia, finanziaria, burocratica, culturale. Ci vuole la elezione diretta del presidente della repubblica, disegni di legge di iniziativa popolare su cui il parlamento abbia l’obbligo di pronunciarsi, la possibilità che 300.000 elettori ricorrano direttamente alla Corte, giudici della Corte costituzionale nominati soltanto da una camera nazionale, da un senato delle regioni, e dal presidente della repubblica.

Ci vuole un Csm sul modello francese in cui i rappresentanti dei magistrati siano i giudici di cassazione più anziani. Nella magistratura conti il merito e l’esperienza e non le correnti politicizzate che vanno sbaraccate e che offendono l’alta dignità di giudici e procuratori della repubblica, alta dignità che discende tuttavia dalla loro percepita imparzialità.

Chi sono questi italiani che dobbiamo riunire in un grande sogno di sviluppo, di crescita, di prosperità? Sono le persone di buon senso. Il buon senso è la principale categoria della politica. Il vero scollamento oggi è fra i sentimenti della maggioranza morale degli italiani e i sentimenti delle sue classi dirigenti. Noi abbiamo un drammatico bisogno di ribaltare il pensiero unico marxista, cattocomunista, giacobino, sessantottino, liberal, radical chiamatelo come volete. quel pensiero che in Italia più che altrove ha creato una cultura negativa, la cultura del declino.

Solo in Italia chi produce ricchezza lecita e onesta deve vergognarsi e scusarsi, solo in Italia la proprietà viene considerata quasi un furto e i ladri non vengono invece perseguiti, solo in Italia chi non lavora viene protetto e magari premiato e chi merita viene ignorato e umiliato, solo in Italia il corrotto sta sempre al suo posto e l’onesto viene considerato un fesso, solo in Italia per un malinteso sentimento umanitario un governo finisce con l’aiutare gli scafisti a fare il loro sporco mestiere, solo in Italia si consente a coloro che vogliono vivere di reati o di espedienti di esercitare la loro prepotenza impunemente, solo in Italia i graffitari possono sporcare a loro piacimento, la microcriminalità è tollerata e perdonata, le forze dell’ordine sono sempre messe sotto accusa, gli insegnanti hanno sempre torto, la legittima difesa è punita etc. Italia, torna ad essere un paese normale! Risvegliati Italia! Il futuro non puó più attendere

Prof. Giuseppe Valditara, ordinario di Diritto pubblico romano, università di Torino

Il Prof. Giuseppe Valditara ha un gruppo Fb si chiama Crescita e Libertà  www.facebook.com/groups/crescitaliberta



   

 

 

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